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Arnold Böcklin: L'isola dei morti – terza versione (1883)

26 giugno 2006

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Ancora andavo cercando la parola che avevo perduto.

Quando ormai l’ebbi pronunciata, il doloroso suono s’infranse e il cielo lo prese.

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Attraversai cianotici deserti d’ipocrisia, guadai purpurei fiumi di dolore.

Lo sbaglio che feci m’insegnò a camminare.

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La parola della colpa non aveva più suono.

Già lontana quando, smarrito, annusavo l’aria carezzandone i movimenti.

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Così disilluso, mi recai all’intima fonte della dignità mia.

Vi bagnai le mani per lavarne la macchia.

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Nell’antica grotta attesi lunghe notti di Sole.

Ingannandomi, camminai nel vapore.

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Rischiarato lo sguardo, finalmente la vidi:

Su di sé Lei la prese, mia colpa.

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A lecita domanda Lei rispose cortesia, muovendo labbra di candida rosa.

Ella non disse che questo: “La colpa non reclama se non il grande silenzio”.

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E Io tacqui, poiché ora sapevo.

Nel grande silenzio mi spansi già che tutto era compiuto.