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Damien Hirst: Sacro (con speranza) (2005)
†
Ho conosciuto un D’Io.
Un D’Io che non si lascia pregare.
Un D’Io che non si lascia amare.
Un D’Io che si odia, d’un odio che sa solo Dio.
*
Per lui, sola pietà.
Per me, sola giustizia.
Per noi, sola iniquità.
*
Il viso, un teatro di fascinazione e segreti; la barba, gli occhi, una notte nera pece.
Le mani sapevano suonare, la sua gola cantare, ma dell’irrequietezza, del solo male.
Il tronco, una roccia eruttata dal vulcano, annerita dal bruciore, raffreddata senza cuore.
I piedi nomadi lo portavano dove non sapeva e non voleva, senza mai arrivare.
*
E quando l’ho visto, un giorno in cui l’estate moriva, sono morto anch’Io.
Dall’alto dei Cieli son caduto e poi rinato nel fango, sulla Terra.
Senz’oppormi m’ha plasmato il corpo, devastato l’anima, usurpato il trono.
E da quel momento ho giurato, assoluta fede a un solo D’Io, che non ero Io.
*
Sacrificato il nome sul talamo di rovi, primo apostata, ho infranto l’unico comandamento mio: “Non abbiate al di fuori di voi stessi altro D’Io”.
Due anime rotte in pezzi diseguali, frustrazione: l’amore che l’un l’altro abbiamo forzato.
La sua intimità, la più immensa violenza.
Reso il mio cuore un puntaspilli, l’ha infilzato con dovizia.
*
Ma deve adesso morire.
Nel dolore.
Attraverso l’amore.
*
Attingo così al Mistico Alfabeto, nell’immagine del mito e vedo.
La necessità d’uccidere l’usurpatore D’Io, smembrare il corpo suo divino, che ancora regge governa me.
Brandisco così il pugnale datomi dalla Vita e da Sapienza poi affilato.
Affondo, dilanio, termino, recido la sua carne dalla mia: Morte di Vita incoronata vince.
*
Rimbomba nei Cieli lo strazio, è la sua voce; scuote la Terra in spasmi di dolore.
Il sangue suo, nero amaro sparso sull’altare del mio amare.
Brani di carne del D’Io, già carcasse, viscere inservibili agli aruspici.
Con affetto le raccolgo, in sua sembianza un simulacro ricompongo.
*
D’Io altrui, t’ho deposto amandoti come il Padre che ora ho riconosciuto.
Nella terra adagiato ti ho ringraziato.
Il tuo nome una preghiera, un bacio speranza.
Addio.
*
E così, a nuovo, Io: asceso unico D’Io dei Cieli miei.
Solo, adesso, umida la punta della penna.
Colo lettere, parole a fiotti. Pensieri come fiori.
Pronto. Sono pronto. Sono in estro. Estro. Di creare.
♥
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Merci beaucoup, Jean Paul!