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Come farmi incazzare? Si accettano scommesse! :D

Che poi la gente s’incazza… s’incazza per tutto, e (filosoficamente ne consegue che) s’incazza per niente. Tutto e niente che assumono le più svariate denominazioni (leggi: ragioni) e se sono pretesti (leggi: stronzate) si incazzeranno ancora di più. I saggi lo ammettono, dopo che gli è passata.

A me invece non capita, quasi mai per lo meno.

Mi dispiaccio, piuttosto. M’impensierisco, spesso. M’innervosisco, magari. Mi chiedo perché… sempre.

Ricordo ancora l’ultima volta che mi sono incazzato (sì, la ricordo pure): forse quattro o cinque anni fa, con una pellicciaia che sosteneva la sua causa specista asserendo che gli animalisti s’inventavano le cose più assurde pur di danneggiare il mercato della pelliccia. “Comunisti!”. Una roba così. Io stavo studiando qualcosa che aveva a che fare con gli animali (forse paleontologia degli invertebrati, quindi privi di vita e pelliccia, ma non è questo il punto) e ho sentito un flusso di calore montare verso la testa.

Non c’ho più visto.

Poi boh. Lì ricordo di averla mandata a fanculo ed essermene andato sbattendo la porta. Basta. Ma la cosa non riguardava me direttamente, tanto più che sapevo pure di aver ragione. Non è servito a nulla, ovviamente. Ma la maggior parte delle volte che la gente s’incazza non è perché si scontra con fatti falsi, bensì perché non riesce a comprendere le ragioni dell’altro. Manca d’immedesimazione, s’immedesima solo nell’Io che collerico chiede di essere ascoltato, visto, considerato. Ecco, a me questa cosa non capita quasi mai, anche se la gente la considera sana.

Ma io trovo più sano del sano andare oltre il mio Io: ovvero entrare nell’Io dell’altro. In questo caso di quello che s’incazza, l’ “incazzando”. Il famoso: “se io fossi in te”, ma stavolta immagino davvero tutta la scena, come se l’altro fosse un personaggio delle mie storie. Si può fare con una certa accuratezza perché raramente qualcuno s’incazza con voi se non vi conosce affatto: un po’ come accade con gli omicidi in famiglia, è molto più probabile che qualcuno che conoscete s’incazzi con voi piuttosto che uno sconosciuto.

Ovvio no?

Così ripercorro brevemente ciò che so dell’incazzando, i ricordi che ho di lui/lei, ciò che mi ha detto e costruisco così la sua storia: ipotizzo come possa essere arrivato lì davanti a me a sostenere quella posizione. Ogni volta non faccio che arrivare alla conclusione che c’è una ragione anche se non risiede nelle parole e nei concetti che sta esprimendo in quel momento.

Sì, è vero, la narrazione che mi faccio sull’incazzando (leggi: viaggio mentale) può anche essere imprecisa… ma spesso vi accorgerete che il vostro intuito nella libera associazione è molto più intelligente di molti costrutti formali e logici che usiamo e che – francamente – tediano a morte. Il più delle volte cerco di calmare le agitate acque, quindi. Se mi scappa, sorrido anche – ma è una cosa che fa incazzare ancora di più e non lo consiglio affatto.

Take it easy.

Poi con l’incazzatura si possono fare cose molto più grandiose che prendersela con gli altri: se siete in contatto con la vostra rabbia e la volete domare, volgetela in uno sforzo di volontà, diventerà pura energia creativa. Si chiama “sublimazione”, ed è un’esplosione… pensandoci, forse non lo faccio apposta, ma la trasformo in immaginazione. Ecco il perché dei miei costanti viaggi mentali! Mah.

Beh, volete sapere come farmi incazzare davvero? Si accettano scommesse! :D