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	<title>E l&#039;arte e la natura</title>
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	<description>Vivo come fenomeno estetico in questo mondo sublime, tanto bello quanto terribile.</description>
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		<title>Università di Genova, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: che passione!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 09:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
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		<description><![CDATA[Premessa: questo pezzo l&#8217;ho scritto all&#8217;epoca della mia laurea in Scienze Naturali, il 24 febbraio 2006 per la precisione. L&#8217;avevo pubblicata sugli MSN Spaces prima e poi su Facebook, ma solo ieri, compilando il nuovo favoloso diario di Facebook, ho &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/02/24/universita-di-genova-scienze-matematiche-fisiche-e-naturali-che-passione/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1886&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Premessa: questo pezzo l&#8217;ho scritto all&#8217;epoca della mia laurea in Scienze Naturali, il 24 febbraio 2006 per la precisione. L&#8217;avevo pubblicata sugli MSN Spaces prima e poi su Facebook, ma solo ieri, compilando il nuovo favoloso diario di Facebook, ho visualizzato la sua vera e reale collocazione: il blog di WordPress.</p>
<p style="text-align:justify;">Ah, e sì, è davvero una marea di caustiche stronzate sulla mia università, ma d&#8217;altronde, se così non fosse, che divertimento ci sarebbe? Quindi godetevi il massacro.</p>
<div id="attachment_1889" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1889" title="Università degli Studi di Genova" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2012/01/unige.jpg?w=500&#038;h=304" alt="" width="500" height="304" /><p class="wp-caption-text">QUESTO BLOG È STATO BANNATO DALL&#039;UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA. REGOLATEVI.</p></div>
<p style="text-align:justify;">UniGe/MFN&#8230;dove cominciare per descriverla?</p>
<p style="text-align:justify;">Beh iniziamo dicendo che è indescrivibile: se non ti sei iscritto, non puoi saperlo e chi la conosce la evita (o per lo meno lo fa dopo la laurea triennale).<br />
Comunque ci proverò&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Il misterioso fenomeno della &#8220;pulizia&#8221;<br />
Potrei parlare della pulizia, cioè di quella che non c&#8217;è, e, perciò, mi chiedo anche perché mai parlarne.<br />
D&#8217;altronde non possono essere considerate opere d&#8217;arte pop i mucchi di sigarette agli angoli delle scale? O le macchie di chissà quale misteriosa provenienza che costellano e guidano noi studenti fino alle altezze empiree del Settimo Piano. Alcuni Egregi Scienziati del Dip.Te.Ris (che, per chi non lo sapesse, è un dinosauro con delle felci sulla schiena, la testa e le ali di un nematocero e un cristallo in mano&#8230;e qui lascio agli Egregi Scienziati del Posteriore l&#8217;ardua sentenza&#8230;) giurano di poter dimostrare che essi formano una sorta di mappa nella &#8211; seppur &#8220;poco evoluta&#8221; &#8211; mente dello studente e, senza quei punti di riferimento, essi, mentre ascendono alle altezze del Settimo Piano, non potrebbero orientarsi correttamente! Anzi, secondo alcuni teorici più spinti, gli studenti non riconoscerebbero nemmeno più il luogo dai loro piedi calcato.<br />
Questo fatto della&#8230;si, come si chiama&#8230;ah, pulizia, sarebbe anche inconcepibile con l&#8217;avvistamento di alcune forme di vita altamente specializzate &#8211; chiamate affettuosamente &#8220;bidelli&#8221; &#8211; dotate di un&#8217;appendice sfrangiata (potremmo dire &#8220;a scopa&#8221;) e una a sacciforme (potremmo dire &#8220;a sacco della rumenta&#8221;) con cui rimuoverebbero il sozzume (o per la precisione i &#8220;riferimenti della mappa mentale&#8221;). Incredibile! Una cosa del genere non l&#8217;avevo mai sentita, eppure nel tempo libero (cioé dalle 6 di sera alle 7 del mattino, perché ovvimente sono iscritto alla nobile Scienze Naturali &#8211; perciò devo fare più ore dell&#8217;orologio -) leggo anche libri di criptozoologia. Che creature impossibili sarebbero questi &#8220;bidelli&#8221;!</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno resusciti l&#8217;ascensore!<br />
Potremmo poi parlare di quella sorta di bara (chi ci è entrato sa che potrebbe anche non uscirne mai più) che dovrebbe andare su e giù&#8230;si, quella cosa che hanno tutti nei paesi &#8220;civilizzati&#8221;&#8230;ah, l&#8217;ascensore. Ecco, si, quello si che può rappresentare bene la nostra cara UniGe: non tanto perché funzioni, quanto perché non funziona affatto! Beh, per dirla tutta, appena passata la soglia dei cancelli del Dip.Te.Ris, vi sono due antri oscuri&#8230;quello di sinistra (notoriamente il lato del male&#8230;&#8221;Apocalisse&#8221; docet) è quello che funziona 1 giorno si e 2 anni no, mentre quello di destra è riservato ai Professori e agli Egregi Scienziati dell&#8217;UniGe.<br />
Si narra che la porta si apra solo con la voce di questi esseri celestiali, umani all&#8217;apparenza, che pronunciando &#8220;Alohomora Elevatorium!&#8221; (se non capite è chiaro che non avete sostenuto con profitto il GUFO di Incantesimi) facciano magicamente aprire la porta dell&#8217;ascensore, meglio Elevatorium, che &#8211; da testimonianze oculari sporadiche &#8211; pare possa portare direttamente nel Settimo Piano! Sfiora quasi il delirio mistico! Le pochissime persone invitate dagli esseri-professori ad entrare nell&#8217;Elevatorium sono tornate talmente cambiate da quest&#8217;esperienza da preferire un cammino di penitenza lungo la meravigliosa scalinata costellata di marcio.<br />
L&#8217;arrivo e l&#8217;invito di questi esseri celestiali, i Professori, è talmente sporadico e risolutivo da meritar a ciascuno di loro il titolo di &#8220;Deus ex machina&#8221;!</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;architettura dell&#8217;immaginario<br />
Mi sono sempre chiesto, perché mai costruire un unico palazzo in cui riunire tutto ciò che può servire ad accogliere il &#8220;complesso delle strutture accademiche&#8221; quando si possono costruire tanti più palazzi e palazzetti in cui tutti hanno niente e nessuno ha tutto? Così è decisamente meglio. Quindi cosa si fa&#8230;mmm&#8230;allora si dividono le Università in due blocchi: umanistiche e scientifiche. Le umanistiche utilizzino locali fatiscenti della vecchia Genova, tanto quelli studiano roba che nasce già vecchia e nessuno si accorgerà delle tonnellate di pura polvere di calcinaccio che respirano. Le scientifiche invece le segmentiamo un po&#8217; qua e un po&#8217; là&#8230;magari le spostiamo pure in una delle zone più trafficate di Genova, vicino allo sbocco dell&#8217;autostrada, così si riempiono ben bene i polmoni di benzopirene, simulando un ambiente ricco di sorgenti di mutazione. Le macchine che invece sfrecciano sullo splendido stradone di asfalto saranno un po&#8217; come predatori nella savana in attessa della transumanza dei branchi di studenti da una parte all&#8217;altra della strada.<br />
Il gioco è fatto&#8230;ecco che poi ci mettiamo tante piccole costruzioni, di cemento scadente, metallo già arrugginito e un mix di irresistibile di impalcature e scale di sicurezza. Le inframmezziamo ad altri palazzotti, più classici, così accostiamo moderno vecchio e antico nuovo in un ammiccante macedonia di latterizi. Forse ci stiamo dimenticando qualcosa&#8230;ah si! la botanica! Vabbé l&#8217;Orto abbiamo già cercato di spostarlo a braccia, ma niente, quindi&#8230;beh lo lasciamo dov&#8217;é (dalla parte opposta di dove servirebbe) ma ancora lo lasciamo cadere a pezzi, per vedere se sulla base del cemento si avvicenderanno le successioni ecologiche fino al climax. Ecco, è nata, è l&#8217;architettura dell&#8217;immaginario!</p>
<p style="text-align:justify;">E se ne lavarono le mani&#8230;<br />
Mai provata l&#8217;emozione di chiedere, supplicare, per poter avere dei nominativi presso cui fare le &#8211; obbligatorie e famigerate &#8211; &#8220;attività F crediti e denominazione variabile&#8221;? No? beh, allora vuol dire che per ora avete ancora negli occhi quella scintilla di speranza che, un giorno o l&#8217;altro, vi ridesterete da un sonno profondo, pensando &#8220;che incubo che è stato!&#8221;&#8230;invece no! E&#8217; tutto vero! Andate al secondo piano a pregare sui ceci i Professori per dirvi dove, dove mai potreste andare ad essere schiavizzati&#8230;vedrete che dopo la fredda accoglienza iniziale inizieranno a offrirvi le seguenti, affascinanti, opportunità:<br />
1. tagliare canapa al Museo Doria,<br />
2. fare fotocopie al Museo Doria,<br />
3. scuoiare poiane in compagnia della follia personificata,<br />
4. fare il censimento dei gerbilli afanitici nelle fogne del Parco di Nervi,<br />
5. censimento dei nanolepidotteri dei giardinetti di Corso Europa,<br />
6. fare fotocopie all&#8217;Acquario,<br />
7. lavare i pavimenti all&#8217;Acquario,<br />
8. guardare da lontano l&#8217;Acquario,<br />
9. fare un interessantissimo stage presso il dipartiemento di Biologia (NB: non vale come attività F ma-ve-lo-diremo-solo-dopo-che-l&#8217;avete-fatto. Scemo-chi-legge)<br />
10. perdersi per sempre nei recessi dell&#8217;Orto Botanico.<br />
OK? bene, allora siete pronti ad intraprendere il pellegrinaggio verso lo &#8220;Sportello dello Studente&#8221;: un oracolo in cui ogni sentenza è sibillina e pertanto è possibile interpretarla in un modo, nel suo opposto e in nessuno dei due. Usciti di lì, con meno sicurezze di prima, vi avvicinerete alla mitica colonna celeste: questa simpatica macchina vi chiederà il Badge, vi chiederà di inserire matricola e password, poi una volta navigato &#8211; lentamente, molto lentamente &#8211; negli sciatti menù, privi di qualsivoglia coerenza grafica, vorrete stampare un foglio. Bene, sappiate che se dopo quei 75 minuti di attesa non uscirà nulla è perché la stampante è in avaria. Dopo giorni e giorni, e la visita di tutte le colonne celesti possibili, avendo aumentato le vostre chance di riuscire a stampare qualcosa, finalmente dovrete recarvi al piano sopra lo sportello dello studente. Qui dite addio al vostro tempo, un certo personaggio tutto ammaccato non vi permettera di uscire prima dell&#8217;arrivo del crepuscolo e, come per punizione, vi sobillerà, vi tirerà frecciate, vi racconterà tutto sulle sue disgrazie. Dopo di che, quando voi non vorrete altro se non che quel turpiloquio finisca, egli se ne andrà e vi abbandonerà. Bene siete pronti per tornare un&#8217;altra volta!</p>
<p style="text-align:justify;">Io mi faccio 2 crediti di Elementi di Geofisica Applicata, anche se non mi servono&#8230;e tu? Vuoi? Daaaiii…<br />
E chi non vorrebbe approfittare di questa offerta! Perché&#8230;ecco, siccome gli esami a scelta sono troppi &#8211; dai, 9 cfu sono veramente troppi &#8211; allora hanno pensato &#8220;mettiamo qua e là dei pezzi di esame rigorosamente incompleti e sconclusionati, così disorientiamo gli studenti, in modo da fargli credere che la (a)varietà è il sale della vita&#8221;. E così sono comparsi crediti qua e là ma sempre troppo belli:<br />
1. Fisica + Fisica Applicata ai Beni Culturali 5 + 7 CFU: caspita che nome importante! Sapere come si corrodono i monumenti sotto gli incessanti colpi del guano di piccione è meraviglioso. Eh? Come? Sono 8 crediti di fisica senza nemmeno il laboratorio? Si, tanto che te ne frega se quando piove HCl ti si corrode il cornicione di casa che, cadendo, può porre fine alla tua carriera &#8211; già oggetto della teratologia &#8211; di studente?<br />
2. Elementi di Geofisica Applicata 2 CFU: finalmente qualcosa di pratico! Invece no. L&#8217;unica cosa in cui dovrete applicarvi è nel riscrivere le dispense tanto per fingere di studiare.<br />
3. Minerali, Rocce e Fossili della Liguria 2+2 CFU: e minerali e rocce e fossili e tutto quanto si possa utilizzare come arma non convenzionale. Beh, cari MCBisti volevate essere specializzati nel monitorare ogni singola porzione del territorio regionale ligure? Eccovi accontentati. Ah, in Power Point, ovviamente!<br />
4. Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Geologico 5 CFU: quando avrete finito di leggere il nome dell’esame vedrete i vostri amici laureati e collocati nel mondo del lavoro. Oh, finalmente ci siamo tolti tutti gli esami “Power Point”…no, c’è ancora questo! Fa tutto parte di una campagna per eliminare il digital divide dal mondo.<br />
Bene ora che li avete fatti tutti (specialmente i MCBisti) potete anche impiegare i vostri incalcolabili crediti a scelta in qualche chicca del (de)genere (NB: è solo una selezione dal ricco menù…):<br />
− Analisi Mineralogico-petrografiche: ceeerrrtooo. Sono già là che analizzo il marmo del bagno.<br />
− Didattica della Chimica: serve forse come insegnare alla prof.ssa di chimica ad insegnare? Utile!<br />
− Elementi di Geopedologia: ma cosa ce ne facciamo di tutti ‘sti “Elementi”? cioè messi insieme fanno la sostanza, come Aristotele insegnava?<br />
− Introduzione alla Geofisica dei Rischi Naturali ed Antropogenici: quando avrete finito di leggere il nome dell’esame sarà tempo di seppellire i vostri amici.<br />
− Petrologia dei Basamenti: eravate curiosi di come i basamenti potessero avere diritto di stare al mondo? Eccovi la risposta.<br />
− Radiochimica Ambientale: e per finire un esame utile per un naturalista, in modo da scoprire quanto facilmente ci si può esporre al radioattivo!</p>
<p style="text-align:justify;">Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.<br />
Forse è un ordine divino. Si, dev’essere così: un giorno il mitico patriarca, Salvatore (Gentile), ricevette sulla cima della collinetta dell’orto botanico, le tavole della legge. Qui sono scritti i precetti di comportamento dei professori:<br />
1. Usa sempre il libro peggiore come base per le tue lezioni.<br />
2. Non aggiornarti: insegna sempre la scienza più vecchia.<br />
3. Sii sempre criptico nelle spiegazioni. Usa giri di parole e contraddici te stesso.<br />
4. Semplifica ed interpreta a tuo piacimento.<br />
5. Non fornire mai le dispense.<br />
6. Non collaborare mai con enti o persone potenzialmente utili allo sviluppo della facoltà.<br />
7. Rendi fatiscente l’ambiente di insegnamento.<br />
8. Svilisci gli studenti. Fagli capire quanto inutili siano i loro sforzi.<br />
9. Rendi tutto banale, moltiplica gli esami non cambiandone il contenuto.<br />
10. Fa che il progresso domini il tuo pensiero, anche se i dati lo contraddicono.<br />
Interessante quest’ultimo pre(con)cetto. È un fatto di vitale importanza, valido in tutte le situazioni che richiedano la logica dell’evoluzione! Ricordatevi, quando non sapete come descrivere una qualsiasi specie (vegetale, animale che sia), che:</p>
<p style="text-align:justify;">Evoluto = Superiore = Complesso = Bello = Buono = Vero = Fortunato<br />
Poco Evoluto = Inferiore = Semplice = Brutto = Cattivo = Falso = Nefasto<br />
Intermedio = Intermedio = Intermedio = Intermedio = Intermedio = Intermedio = Intermedio</p>
<p style="text-align:justify;">Perché invece non si parli di minerali “inferiori” e “superiori” è un mistero. Forse perché nei minerali l’uomo non può prendere se stesso come paradigma?&#8230;dimenticate questa domanda perché potrebbe farvi pensare troppo e all’UniGe, è vietato. Cosa è vietato? Ah? Eh? Ih? Oh? Uh? [eco di suoni gutturali, poi silenzio])<br />
Avete capito quindi? L’importante è che consideriate sempre tutto dal punto di vista semplicistico e antropocentrico.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla fine di tutto ciò vi chiederete: perché tutto questo? perché sparare sulla croce rossa?<br />
Perché ormai questa croce rossa è già morta e non si vorrà certo avere morti viventi per la strada, pronti a divorare giovani e scattanti cervelli. Per questo è necessario un bel head-shot.</p>
<p style="text-align:justify;">BAM!</p>
<p style="text-align:justify;">Buona caccia, buona UniGe!<br />
(c) Tutti i diritti riservati</p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/diario/'>Diario</a> Tagged: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/scienze-naturali/'>Scienze Naturali</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/universita/'>Università</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiots.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiots.wordpress.com/1886/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1886&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Amor pleni</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 08:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[5 aprile 2010 ♥ Amor pleni, che sei terreno sia sparso il tuo seme, lascia il tuo segno, pieno d&#8217;insicurezza come sugl&#8217;occhi così nel cuore. Ricevi adesso la nostra fiducia quotidiana, e immetti in noi quella frenesia che restituiamo ai &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/02/14/amor-pleni/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=903&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_904" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><img class="size-full wp-image-904 " title="Francesco Hayez: Il bacio (1859)" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2011/02/francesco_hayez_008.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Francesco Hayez: Il bacio (1859)</p></div>
<p style="text-align:center;">5 aprile 2010</p>
<p style="text-align:center;">♥</p>
<p style="text-align:center;"><em>Amor pleni</em>, che sei terreno</p>
<p style="text-align:center;">sia sparso il tuo seme,</p>
<p style="text-align:center;">lascia il tuo segno,</p>
<p style="text-align:center;">pieno d&#8217;insicurezza</p>
<p style="text-align:center;">come sugl&#8217;occhi così nel cuore.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-903"></span>Ricevi adesso</p>
<p style="text-align:center;">la nostra fiducia quotidiana,</p>
<p style="text-align:center;">e immetti in noi quella frenesia</p>
<p style="text-align:center;">che restituiamo</p>
<p style="text-align:center;">ai nostri amati,</p>
<p style="text-align:center;">e induci così in noi la passione</p>
<p style="text-align:center;">liberandoci dal male.</p>
<p style="text-align:center;"><em>Ama</em></p>
<p style="text-align:center;">♥</p>
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			<media:title type="html">Francesco Hayez: Il bacio (1859)</media:title>
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		<title>Neve, madre pietosa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E dopo la pioggia e il suo imperterrito chiacchiericcio, dopo lo scorrere panico dell&#8217;alluvione, dopo le scosse destabilizanti del terremoto ecco arrivare la più regale tra tutte, la regina dell&#8217;atmosfera. Negli strati nuvolosi, il pulviscolo aggrappa goccioline a farne gocce e &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/02/07/neve-madre-pietosa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1934&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1936" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1936" title="Alphonse Mucha: Inverno (1900)" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2012/02/12-alphonse-mucha.jpg?w=500&#038;h=1161" alt="" width="500" height="1161" /><p class="wp-caption-text">Alphonse Mucha: Inverno (1900)</p></div>
<p style="text-align:center;">E dopo la pioggia e il suo imperterrito chiacchiericcio, dopo lo scorrere panico dell&#8217;alluvione, dopo le scosse destabilizanti del terremoto ecco arrivare la più regale tra tutte, la regina dell&#8217;atmosfera. Negli strati nuvolosi, il pulviscolo aggrappa goccioline a farne gocce e quando arriva il gelo, l&#8217;acqua pare prendere vita: corre lungo assi, paralleli, perpendicolari. Cresce, si spande e dispiega in cristallo come il seme col germoglio. E comicia a cadere ondeggiante. S&#8217;accumula.</p>
<p style="text-align:center;">Tutta l&#8217;atmosfera rende grazie e paga pegno. L&#8217;aria pare immobile cristallo, il cielo un nuvoloso specchio, tutto intorno dice:</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>&#8220;Guardate Lei, la neve, solo la neve.&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong><span id="more-1934"></span></strong></em></p>
<p style="text-align:center;">È scesa tra noi, lei, così, senza scrosci, senza boati, senza tuoni, senza lampi. La neve, silenziosa e costante, cade leggera e si posa pesante. Ricalca le forme di ciò che incontra, le astrae da loro stesse, le alza, le allarga, le sfonda. Le rende surreali.</p>
<p style="text-align:center;">La neve ci chiede la si osservi, si guardi dal suo punto di vista, assoluto e straniante. Il bianco invade tutti gli altri colori, li copre e rende muti. Ti guardi intorno e vedi un mondo diverso, più silenzioso, in cui rumori e voci vengono assorbiti dai delicatissimi cristalli. Tutti se ne stanno chiusi in casa, e mentre tu cammini lasciando impronte croccanti, ti giri e non vedi altro che neve: non più alberi, case, auto, strade:</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>&#8220;Ho visto la neve!&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Nient&#8217;altro che lei.</p>
<p style="text-align:center;">Ma non è piena di sé: è piena di tutto, tutto ciò che ha coperto. Occulta, protegge, conserva imperterrita. Rende inerte ciò che per sua natura prende fuoco, esploderebbe. La neve dice:</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>&#8220;No, non voglio che cambi. Soffermati.&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Tutto deve tacere, rimanere così com&#8217;è fin quando lei rimane.</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>&#8220;Non guardarti intorno, guarda me. Io sono bianca e vuota di me, piena di tutto. Guardami e vedrai che anche la realtà del cemento più truce nasconde la purezza immacolata.&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Guardando lei vediamo quello che eravamo da bambini: quando bastava un&#8217;eccezione a renderci felici. Una manata di neve gelida, e avevamo da tirare una palla, un poco di più e avevamo un pupazzo con cui parlare.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>&#8220;Quella purezza immacolata sei tu.&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">È lei che detesta ciò che scorre, il tempo. È lei che ama coloro che rimangono, i ricordi. È lei una madre pietosa.</p>
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		<title>Cose grandissime</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiudo gli occhi e vedo un mondo interiore che non ha confini: ci sono le forme delle cose, delle persone, delle idee, che ho amato. C&#8217;è tutto, dentro. È lì che mi sento a mio agio, accolto. A volte vorrei poter &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/02/01/cose-grandissime/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1918&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1926" title="" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2012/01/image.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p style="text-align:center;">Chiudo gli occhi e vedo un mondo interiore che non ha confini: ci sono le forme delle cose, delle persone, delle idee, che ho amato. C&#8217;è tutto, dentro. È lì che mi sento a mio agio, accolto. A volte vorrei poter vivere solo dentro quel mondo, in cui tutto è potenza, in cui Io posso tutto. A volte, quando fuori mi sento più debole, o non mi sento affatto.</p>
<p style="text-align:center;">Poi mi dico: sbagli. È la paura a volerti confinare dentro.</p>
<p style="text-align:center;">Perché portare da dentro a fuori è il più grande sforzo, richiede che ci si guardi dentro con oggettività e con l&#8217;aiuto della coscienza si conduca alla luce del Sole ciò che per sua natura nasce nell&#8217;oscurità.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-1918"></span>Ma portare alla luce porta peso, perché questo che gli occhi aperti vedono è il reame della luce fisica e della materia. La materia è pesante, va plasmata con sudore.</p>
<p style="text-align:center;">Ciò che già appare formato dentro, un&#8217;immagine chiarissima delle cose, richiede tutte le nostre facoltà per manifestarsi nella materia. Pensiero, sentimento e volontà, devono essere un&#8217;unico coro di voci, unione d&#8217;intenti a creare.</p>
<p style="text-align:center;">E non sempre i nostri sforzi sono ripagati. Perché nella materia esiste il fallimento, nella potenza del mondo interiore no. Sì, il grande dolore è là fuori, sì ci sentiamo persi. Ma cosa siamo se non presentiamo nulla di noi al mondo?</p>
<p style="text-align:center;">Forme appena accennate che svaniscono in balia d&#8217;una folata di vento. Non siamo visti e non vediamo, non possiamo amare ed essere amati.</p>
<p style="text-align:center;">Poi mi dico: hai ragione. È l&#8217;amore a volerti portare fuori.</p>
<p style="text-align:center;">Eterno dilemma, per cui fare le cose grandi si richiedano grandi sacrifici e ancora più grande fede. Cose grandissime, quali</p>
<p style="text-align:center;"><em>una telefonata a qualcuno a lontano,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>una parola gentile a chi non parliamo mai,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>una carezza a una persona che amiamo.</em></p>
<p style="text-align:center;">Cose grandissime, che non tutti hanno il coraggio di compiere. Cose grandissime che richiedono si creda in noi, si creda in D&#8217;Io.</p>
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		<title>Visita l&#8217;interiora della Terra</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[9:06; terremoto con magnitudo 4.9; epicentro a sud di Reggio Emilia. Mi sveglio. Pare che il Tagadà sia appena stato messo in moto. I vetri vibrano, il letto traballa, le case oscillano. Leggermente, ma oscillano. Il tempo di rendersene conto e già &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/01/25/visita-linteriora-della-terra/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1910&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1911" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1911" title="William Blake: Ecate trivia (1795)" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2012/01/william_blake_006.jpg?w=500&#038;h=369" alt="" width="500" height="369" /><p class="wp-caption-text">William Blake: Ecate trivia (1795)</p></div>
<p style="text-align:center;">9:06; terremoto con magnitudo 4.9; epicentro a sud di Reggio Emilia.</p>
<p style="text-align:center;">Mi sveglio. Pare che il Tagadà sia appena stato messo in moto. I vetri vibrano, il letto traballa, le case oscillano. Leggermente, ma oscillano. Il tempo di rendersene conto e già è finito.</p>
<p style="text-align:center;">Leggo, ce n&#8217;è stato uno a Verona stanotte, di magnitudo 4.2. Questa era una scossa di assestamento.</p>
<p style="text-align:center;">E con la scossa che proviene dalla Terra, si scuote anche l&#8217;inconscio dell&#8217;uomo: l&#8217;inquietudine, l&#8217;ansia, la paura.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-1910"></span>&#8220;<em>L&#8217;avete sentito voi?</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Io mi sono svegliata!</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>M&#8217;è venuto un colpo&#8230;</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Hanno evacuato le scuole.</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Ma poi questo era già il secondo, eh.</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">La prima avvisaglia: si scoppia a piangere. Poi il contraccolpo, il singhiozzo, scuote il petto anche di più del pianto.</p>
<p style="text-align:center;">La Terra ci fa sapere che esiste, che non è un solo supporto inerte per belle costruzioni. Ha una sua energia, una sua materialità, una sua forza.</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Senti? Ci sono anch&#8217;io.</em>&#8220;</p>
<p style="text-align:center;">Le gambe cedono, piccoli passi per riequilibrarsi, una morsa al ventre. Scuote ciò che più è lontano dai raggi del Sole. La base della spina dorsale, le certezze.</p>
<p style="text-align:center;">Rivolgo lo sguardo in alto: il cielo è limpido, le temperature sono positive. È una bella giornata. Sopra.</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>E sotto?</em>&#8221; mi chiedo. Sotto.</p>
<p style="text-align:center;">È lì che c&#8217;è vita che ancora non conosco. Fa paura, è vero, ma solo nell&#8217;inconscio risiede la possibilità della redenzione. La creazione di nuovi mondi, che possano ruotare intorno a nuovi Soli di coscienza.</p>
<p style="text-align:center;">Il motto degli alchimisti:</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>– VITRIOLVM –</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>&#8220;Visita Interiora Terrae: Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam&#8221;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Visita l&#8217;interiora della Terra: rettificando troverai la pietra nascosta, la vera medicina.</p>
<div><strong><em><br />
</em></strong></div>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/natura/'>Natura</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/psicologia/'>Psicologia</a> Tagged: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/coscienza/'>Coscienza</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/ecate/'>Ecate</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/inconscio/'>Inconscio</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/sole/'>Sole</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/terremoto/'>Terremoto</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/trivia/'>Trivia</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/vitriolvm/'>VITRIOLVM</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/william-blake/'>William Blake</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiots.wordpress.com/1910/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiots.wordpress.com/1910/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1910&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">William Blake: Ecate trivia (1795)</media:title>
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		<title>E bambino e maestro</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[D'Io]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti cercano un maestro, nella scienza, nella religione, nel guru della situazione. O peggio in un oggetto, magari del desiderio, nella tv, o perfino in un libro, un feticcio. Lo cerco Io, lo cerchi tu, lo cerchiamo tutti, continuamente. Ma &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/01/18/e-bambino-e-maestro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1893&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1894" class="wp-caption aligncenter" style="width: 504px"><img class="size-full wp-image-1894" title="Bergognone: Presentazione al tempio (1494)" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2012/01/borgognone-2-jesus-12-year-olds.jpg?w=500" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Bergognone: Presentazione al Tempio (1494)</p></div>
<p style="text-align:justify;">Tutti cercano un maestro, nella scienza, nella religione, nel guru della situazione. O peggio in un oggetto, magari del desiderio, nella tv, o perfino in un libro, un feticcio. Lo cerco Io, lo cerchi tu, lo cerchiamo tutti, continuamente. Ma mentre lo faccio non posso ignorare un sentore. Qualcosa che non va. Riconosco che – NO – non va, non va bene. Cercare un maestro è tanto naturale quanto malsano.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sappiamo dove stiamo andando magari, è vero, a volte vorremmo un aiuto e così creiamo in noi l&#8217;immagine di un desiderato maestro. Una figura cui rivolgerci che poi proiettiamo ovunque, incessantemente intorno a noi, finché non crediamo di averlo trovato e tiriamo un sospiro di sollievo &#8220;Finalmente!&#8221;&#8230; fino al prossimo dubbio.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1893"></span>Cercare un maestro è sano quando ancora non possiamo fare da noi le stesse cose che cerchiamo nel maestro, quando siamo bambini, quando ancora non sappiamo nulla e abbiamo tutto da imparare. Ma già che mi trovo a &#8220;poter fare&#8221;, per quale motivo demandare la motivazione di quelle stesse azioni a qualcun altro? Per quale motivo cercare di riporre il proprio Io in quello di un altro?</p>
<p style="text-align:justify;">Per esempio: se voglio conoscere cosa pensa quell&#8217;autore di cui non ho ancora letto niente &#8220;Ne ho solo sentito parlare&#8230;&#8221;, basta prendere uno dei suoi libri, quello che ci ispira di più, e cominciare a leggerlo. Scorse le prime righe, senti crescere quella morsa, lì in fondo allo stomaco: è un bambino che dice &#8220;Non ne ho voglia ora. Lascia che qualcun altro te lo spieghi.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">E invece NO. Bisogna dire NO a quel bambino che impedisce al maestro che siamo di insegnarci qualcosa. Siamo tutti bambini e maestri di noi stessi, ma quante concessioni facciamo all&#8217;uno, quante all&#8217;altro? Io sono il mio bambino quando demando all&#8217;altro – non chiedo nemmeno – m&#8217;aspetto che l&#8217;altro faccia per me. Ma Io posso essere il mio maestro. Quando rinuncio a demandare, a ponderare per agire.</p>
<p style="text-align:justify;">Io sono il mio maestro. Quando agisco per l&#8217;intuizione che ho avuto, quell&#8217;impulso che mi dice &#8220;Fallo.&#8221; E ogni volta che lo facciamo, compiuto quel – infinito e brevissimo – salto nel buio, comprendiamo che possiamo farcela, che la terra sotto i piedi l&#8217;abbiamo di nuovo ed è terra nuova che porterà nuovi frutti.</p>
<p style="text-align:justify;">E ogni volta che concediamo a noi stessi d&#8217;essere maestri, il bambino impara, diventa qualcun altro. Finché non diventa maestro egli stesso.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/dio/'>D'Io</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/diario/'>Diario</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/esistenza/'>Esistenza</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/evoluzione/'>Evoluzione</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/psicologia/'>Psicologia</a> Tagged: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/bambino/'>Bambino</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/bergognone/'>Bergognone</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/educazione/'>Educazione</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/imparare/'>Imparare</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/maestro/'>Maestro</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/maestro-interiore/'>Maestro interiore</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/presentazione-al-tempio/'>Presentazione al Tempio</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiots.wordpress.com/1893/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiots.wordpress.com/1893/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1893&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Bergognone: Presentazione al tempio (1494)</media:title>
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		<title>E impacchettiamo questo 2011</title>
		<link>http://giorgiots.wordpress.com/2012/01/10/e-concludiamo-questo-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Hic sunt leones]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è il report annuale di WordPress che voglio condividere con voi lettori&#8230; Ovviamente è una trashata pazzesca che poco si addice alla sobrietà ed eleganza del blog ma nonostante ciò può essere &#8220;carino&#8221; tirare le somme spannometricamente, in numeri &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2012/01/10/e-concludiamo-questo-2011/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1873&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Questo è il report annuale di WordPress che voglio condividere con voi lettori&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ovviamente è una trashata pazzesca che poco si addice alla sobrietà ed eleganza del blog <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ma nonostante ciò può essere &#8220;carino&#8221; tirare le somme spannometricamente, in numeri bruti, prima di scrivere il primo vero post del 2012 (che vi prometto sarà sconvolgente, specialmente per i materialisti tra voi).</p>
<p style="text-align:justify;">Mmm, no, l&#8217;immagine non l&#8217;ho scelta io. È quella di default. Ma vi pare?</p>
<p style="text-align:justify;">Eh, no, non ci troverete affatto pruderie. Mi spiace. Piuttosto potrete leggere sciatte metafore quali, per esempio:</p>
<blockquote><p>Un treno della metro di New York contiene 1.200 persone. Questo blog è stato visto circa 3.800 volte nel 2011. Se fosse veramente un treno della metro di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per portare altrettante persone.</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Interessante no? No. Cioè, secondo me no. Al massimo &#8220;carino&#8221; (lo stesso carino di prima). Ma solo in inglese eh, che ho qui vi ho gentilmente tradotto! No, non lamentatevi! Imparatelo, piuttosto (&#8230; ma so che i miei lettori lo conoscono già – scherzone).</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="/2011/annual-report/">Click here to see the complete report.</a></p>
<p style="text-align:justify;">PS: sì, so anche che sono in ritardo con la conclusione del 2011, ma che ci volete fare, essendosi concluso in modo diametralmente opposto al 2010, me lo sono guardato e riguardato ancora un po&#8217; prima di impacchettarlo&#8230; ma ora basta, verso terre ignote!</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>HIC SUNT LEONES – EGO SUM DOMITOR LEONUM.</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="/2011/annual-report/"><img src="http://www.wordpress.com/wp-content/mu-plugins/annual-reports/img/emailteaser.jpg" alt="" width="100%" /></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/category/diario/'>Diario</a> Tagged: <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/2011/'>2011</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/hic-sunt-leones/'>Hic sunt leones</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/report-annuale/'>Report annuale</a>, <a href='http://giorgiots.wordpress.com/tag/wordpress/'>WordPress</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giorgiots.wordpress.com/1873/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giorgiots.wordpress.com/1873/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1873&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Devo dirti ancora una cosa</title>
		<link>http://giorgiots.wordpress.com/2011/12/27/devo-dirti-ancora-una-cosa/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 15:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da più di un mese che non scrivo su di te. Troppo tempo. Mmm, capisco. Ti ho un po&#8217; lasciato sbattere, ma lo sai dai – è per un bene superiore. È vero, è vero, sembra sempre che io &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2011/12/27/devo-dirti-ancora-una-cosa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1868&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1869" title="img_2984" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2011/12/img_2984.jpg?w=500&#038;h=669" alt="" width="500" height="669" />È da più di un mese che non scrivo su di te. Troppo tempo.</p>
<p style="text-align:center;">Mmm, capisco. Ti ho un po&#8217; lasciato sbattere, ma lo sai dai – è per un bene superiore.</p>
<p style="text-align:center;">È vero, è vero, sembra sempre che io preferisca le pagine di altri&#8230; Ma non è così – davvero!</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-1868"></span>D&#8217;altronde, tanto per dar sfogo alla mia grafomania, il diario è sempre in gran forma e il romanzo fantasy è al capitolo VI (su otto).</p>
<p style="text-align:center;">Ora che è quasi la fine dell&#8217;anno mi sei tornato in mente: tra poco mi darai il resoconto di tutte le visite ricevute durante l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align:center;">Sarà andato meglio dello scorso? Sì, vero? Anche secondo me.</p>
<p style="text-align:center;">Non che sia solo una questione di visualizzazioni, quanto più d&#8217;essere visti – per quello che si è.</p>
<p style="text-align:center;">Lo so che tu mi vedi anche se non scrivo, non c&#8217;è bisogno che me lo ripeti tutte le volte!</p>
<p style="text-align:center;">E pensare che di cose ne ho viste quest&#8217;anno: sono morto, sono rinato, sono andato, sono tornato. Ora voglio, ora sento, ora penso. Ci sono.</p>
<p style="text-align:center;">Cosa? Ci sei anche tu? Ma secondo te, se sto scrivendo su di te vuoi che&#8230; Oh, guarda mi hai già stufato&#8230; Basta! Non scrivo più.</p>
<p style="text-align:center;">Mah, sì, forse hai ragione tu. Forse meglio che ci vediamo l&#8217;anno prossimo.</p>
<p style="text-align:center;">Però aspetta – devo dirti ancora una cosa&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">GRAZIE <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Per Elisa (o La madre scarafaggio)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[Ascoltatela mentre leggete. Grazie. 25 giungo 2007 * Infastidita. Assonnata. Annoiata. Eppure ancora affamata. Non aveva preso sonno facilmente. Non si poteva muovere dalla sua stanza, eppure era ugualmente stanca. Stanca di aspettare. Stanca di respirare, stanca di niente. Fissò &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2011/11/18/per-elisa-o-la-madre-scarafaggio/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1856&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://giorgiots.wordpress.com/2011/11/18/per-elisa-o-la-madre-scarafaggio/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_mVW8tgGY_w/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<blockquote><p><strong><em>Ascoltatela mentre leggete. Grazie.</em></strong></p></blockquote>
<p>25 giungo 2007</p>
<p>*</p>
<p style="text-align:justify;">Infastidita. Assonnata. Annoiata. Eppure ancora affamata.</p>
<p style="text-align:justify;">Non aveva preso sonno facilmente. Non si poteva muovere dalla sua stanza, eppure era ugualmente stanca. Stanca di aspettare. Stanca di respirare, stanca di niente. Fissò il soffitto bianco, bianco candido. Come specchio rifletteva tutta la luce.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli occhi si ritrassero come sfiorati da un fastidioso fremito.</p>
<p style="text-align:justify;">Finalmente, gli occhi chiusi, quasi per imposizione, si bloccò. Vide quelle caleidoscopiche macchie che impresse sulla retina. Il Sole era ancora dentro i suoi occhi. Li mosse come per cancellarli. Ruotando le pupille mosse le dita dei piedi, si chiuse fetale: si rese conto di essere in procinto di entrare nel mondo che teneva dentro. La sua testa.</p>
<p style="text-align:justify;">All’inizio era come scivolare, lasciarsi andare – non appartenere più a quel corpo, così rigido, così solo. “Sola” ecco quello che era.</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Abbandonata.</em>” disse con puntiglio verso se stessa.</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Siamo tutti soli – è chiaro siamo individui</em>” continuò nel dormiveglia “<em>sola non è abbastanza, è abbandonata – che sono.</em>”</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1856"></span>Certo, aveva i suoi tre uomini misteriosi, quella trinità ribaltata, manipolo d’aguzzini. Ma non erano lì con lei, erano lì per lei. Solo il Magro sembrava mostrare tenerezza. Ma “<em>Tenerezza…</em>” non era la parola giusta “<em>…gentilezza, piuttosto…no, ancora no…pietà – o meglio – pena.</em>”</p>
<p style="text-align:justify;">Gli occhi si bagnarono un poco. Ma Elisa non se ne accorse, poiché già s’era addormentata.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima d’andare a dormire, quando ancora era a casa, era solita ricapitolare la sua giornata. La giornata trascorsa con i suoi lati alti e bassi, i suoi fatti, semplicemente tali. Ricapitolare a ritroso, da quando si coricava, alla sveglia del mattino. Questo l’aiutava: le sembrava di possedere controllo della sua vita, degli eventi che incessantemente si susseguivano nel tempo e nello spazio. Lati positivi e negativi: giudice del suo piccolo mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Talvolta, il sogno era un prolungamento della sua ricapitolazione, talvolta una sua assurda sinossi, ma esso diveniva sempre la chiave con la quale agire di nuovo, la mattina dopo. Elisa teneva ai suoi sogni. Li teneva in un diario, il suo “Diario dei sogni”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ora, ora era tutto diverso. Non aveva più senso ricapitolare giornate uguali a loro stesse. Il ciclo delle cose sembrava infinito. Solo il suo corpo era divenuto metro delle quattro dimensioni spazio-tempo. Ma qui e ora, in questo mondo nel mondo, in questa stanza chiusa, i fatti sembravano sfumati, senza precisi connotati. Né bianchi né neri. Né positivi né negativi. Ciò che si ripete uguale ad esso è ciò che non si distingue.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli aguzzini solamente suscitavano ancora in Elisa qualche moto di piacere o di sofferenza. Il Grosso con quel suo fare idiota, dondolante. Puzzava, sapeva di marcio – ma non era poi così male rispetto all’odore caustico della plastica che aveva intorno. Il Piccolo, invece, non lo aveva ancora inquadrato, faceva paura, ma nulla di più. La paura era il muro che le impediva di conoscerlo e lui nulla faceva per avvicinarsi a lei. Infine c’era il Magro. Lui era ciò che di più assomigliava a quello che giudicava un “lato positivo”. Ma era veramente così? O i suoi sensi erano confusi, irrimediabilmente? Il giudizio necessita un paradigma, ed esso manca senza il confronto. Ma il confronto cade, misero, davanti all’uguaglianza.</p>
<p style="text-align:justify;">Il sogno, in quel sonno – forse pomeridiano – non fu di quelli confortanti. Vide un viale alberato. Si guardò intorno e non riconobbe il luogo. Gli alberi erano alti, e offrivano ombra a panchine vuote, in attesa di stanche membra. Si mosse avanti. Non sentiva i suoi passi, poteva solo percepire qualcosa come il suo torso e le sue braccia, ma nulla più.</p>
<p style="text-align:justify;">I sogni sono imperfetti, dopo tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Avanzò per il viale, avanzò ancora. Cercò di parlare per chiamare un nome ma non gli riuscì d’emettere suoni. D’improvviso, vide un uomo, un uomo alto, dalle spalle larghe. Indossava uno smoking. Uno smoking avorio e una stupida cravatta rosa, rosa a righe. Che stupida cravatta. Stupida. Eppure l’uomo la incuriosiva. Il suo volto era ancora celato nell’ombra proiettata dalle chiome. La sua vista era opaca.</p>
<p style="text-align:justify;">I sogni sono imperfetti, dopo tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Venne vicino, le venne incontro. Era vicino ormai e poteva scorgere i suoi nebulosi tratti: aveva un bel volto, ben disegnato o per lo meno così lo vedeva lei. I suoi capelli erano corti, chiari ed il suo volto incorniciato da una barba rada, sul mento e intorno alle labbra. I suoi occhi erano penetranti, chiari. Le sue labbra increspate in uno strano sorriso. Lei ne era attratta ma ne aveva anche timore. Lui la toccò – passo le sue mani sul suo viso. Lei non sentì nulla. Lui avvicinò le sue labbra al suo mento, alle sue labbra. Lei non sentì nulla. Era vuota, busto di un manichino.</p>
<p style="text-align:justify;">I sogni sono imperfetti, dopo tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure lei voleva sentire, voleva sentirselo addosso, non sentirsi più “<em>sola</em>” – no – “<em>abbandonata</em>”. Non le riuscì di capire se il suo esserle sopra le fosse ostile o meno, ma il suo bisogno di qualcuno era più forte perfino del “lato negativo” che avrebbe rischiato di cozzare.</p>
<p style="text-align:justify;">Scossa da un brivido, si svegliò. Come paralizzata, le membra rigide e nulle, congelate in quella posizione innaturale. Avrebbe urlato – se solo un attimo primo fosse stata cosciente. Aspettò tetanica che la morsa di terrore passasse. Ma era come se quell’uomo le fosse ancora addosso, ancora ma non gradito – non più voluto.</p>
<p style="text-align:justify;">Mosse una mano e la portò con sforzo al viso. Si toccò le guance, le labbra, sfiorando quei punti che le sembravano ancora impressi dal volto, dalle dita di lui. Sentì un qualcosa di strano – scattò nell’angolo, atterrita ma per qualcosa di cui stavolta era certa aver toccato.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo vide spostarsi, nero e compatto, con le sue zampette ordinate. Dapprima Elisa si ritrasse, come invasa del suo spazio. Poi, vedendo che lui era riluttante nell’avvicinarsi, si scostò piano, scese dal letto, posò i piedi nudi sul freddo pavimento e cominciò ad osservarlo di profilo, allineando i suoi occhi al bordo della branda. Si spostò sulle leggere lenzuola, ondeggiando quelle sue lunghe, sottili antenne. L’addome pulsava ritmicamente. Si spostava a piccoli tratti, incerto, pareva curioso di quella nuova inquilina.</p>
<p style="text-align:justify;">L’attenzione di Elisa era nuova, mutata al mutare delle circostanze, il suo cipiglio era adesso d’osservazione, non disgusto. Il rimanere abbandonata in quella stanza aveva sì ottuso la sua capacità di giudizio, ma acuito la sua capacità di osservazione.</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Scarafaggio</em>” ecco quello che era.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure esso non era così nero, così ripugnate come il suo primo istinto le aveva suggerito. Marrone, l’addome un po’ più scuro e lucido. La testa ripiegata sotto il torace. Per un tempo indefinito osservò i comportamenti dello “scarafaggio” ma poi si disse “<em>questo nome non gli è proprio – è anche un’offesa. Sarebbe giusto se fosse un “lato negativo. Come prima poteva essere e ora non è più.</em> <em>È una blatta.</em>”</p>
<p style="text-align:justify;">Il tempo di concludere il flusso di pensiero che la blatta si spostò dietro la branda e sparì. Elisa guardò sotto il letto per vedere se il suo ospite fosse ancora disponibile a farsi osservare. Ma non si mostrò. Non si mostrò più.</p>
<p style="text-align:justify;">Elisa si rivolse distrattamente alla finestra, in attesa di niente. Ora che il suo nuovo inquilino se ne era andato il tempo era di nuovo lento e piatto, lo spazio stretto e bianco. Il suo stomaco. Il suo stomaco reclamava cibo. Ecco cosa le mancava ora: un bisogno primario e la cosa che più la infastidiva era che non dipendeva da lei soddisfarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Preoccupazione.</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Se il Grosso non fosse venuto? Se nessuno fosse venuto più?</em>” lei sarebbe deperita, diventata magra e piatta – appiattita fino a sparire. Magra fino a morire. Se solo avesse potuto scivolare tra le fessure segrete dei muri come fosse una blatta. Ma così non era.</p>
<p style="text-align:justify;">Elisa cominciò a distrarsi, alzandosi e barcollando stanca nuovamente sulla branda. Iniziò a sfregare le dita delle mani, impaziente e irritata. La luce cominciava a calare. Elisa continuava a sfregare le dita, preoccupata dal sentirsi ancora lì. Non ancora impazzita o forse non ancora – del tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Un cigolio.</p>
<p style="text-align:justify;">Finalmente: il puzzone, il Grosso con il cibo che tanto aveva richiesto.</p>
<p style="text-align:justify;">Elisa scattò in piedi, attenta e risoluta per cogliere il suono dei passi. Dopo un suono metallico la pesante porta della sua stanza fu libera del lucchetto, ed egli entrò: ma non era il Grosso, era il Magro. Era il Magro e per di più con il cibo.</p>
<p style="text-align:justify;">Fu contenta di vederlo – “<em>un lato positivo</em>” si disse “<em>decisamente, questo è positivo.</em>”</p>
<p style="text-align:justify;">Il Magro indossava una tuta intera, di quelle da meccanico, di un plumbeo azzurro come il cielo a quell’ora della sera. Portava il piatto davanti a sé, reggendolo con mani coperte da guanti gialli. Rigido. Il volto allungato, ma nascosto da una maschera. Bianca e muta, senza emozione. Solo i capelli spuntavano scompigliati.</p>
<p style="text-align:justify;">Le porse il piatto gelido e il grande bicchiere d’acqua. Lei in ginocchio, come in adorazione, in attesa d’una carezza. Come un cagnolino che – fedele – attendeva il suo padrone. Lui la guardò attraverso le fessure della bianca maschera. Lei prese il piatto ed il bicchiere senza scostare lo sguardo. Lui la accarezzò, sfiorandole i capelli, mollemente e si voltò, nuovamente rigido. Fece un passo e aprì nuovamente la porta.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non se ne andò come sempre.</p>
<p style="text-align:justify;">Si fermò. Attirato da qualcosa vicino allo stipite. Elisa fu calamitata dallo sguardo del Magro e si rivolse anch’essa verso lo stipite. “SBAM” il piede del Magro sbatté sul pavimento, facendo echeggiare un suono piatto e sgradevole. Elisa non capì. Non capì subito – ancora trasognata dal contatto con l’uomo. E poi la vide: quando il Magro alzò il piede vide la sua blatta esplosa. Impunemente giustiziata.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Magro disse, rauco “<em>Uno scarafaggio. Una femmina. Quella era incinta, ti avrebbe coperto di uova – che schifo.</em>” Richiuse la porta e il lucchetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Una femmina. Una femmina come lei, esplosa. Lasciò lentamente il piatto e il bicchiere a terra.</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Giustizia, giudizio – morte</em>” il pensiero dentro la testa di Elisa tuonava e faceva male.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello decisamente era un “lato negativo” e pensare che avrebbe apprezzato il gesto, prima di aver osservato la sua blatta, ma ora, ora era qualcosa in meno con cui scandire l’inutile tempo che ancora le rimaneva da sopravvivere. Qualcosa d’inutile, come una femmina, qualcosa che si poteva anche uccidere senza provare alcun rimorso – anzi, provando piacere per averla uccisa gravida. Un fremito la percorse nel basso ventre, ma non seppe dire cosa fosse.</p>
<p style="text-align:justify;">Se la fame, o altro.</p>
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		<title>Luna e l&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 09:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Tarditi Spagnoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[16 luglio 2006 * Passò il sabato e la domenica e venne notte. Una giovane donna dalla lattea carnagione dormiva, al suo amato raggomitolata. Una tavola di pietra levigata dall’acqua della fonte, era il loro giaciglio. Il giovane uomo usava &#8230; <a href="http://giorgiots.wordpress.com/2011/11/05/luna-e-laltra/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giorgiots.wordpress.com&amp;blog=14613593&amp;post=1837&amp;subd=giorgiots&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1844" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1844" title="John William Waterhouse: Hylas e le ninfe (1896)" src="http://giorgiots.files.wordpress.com/2011/11/john_william_waterhouse_-_hylas_and_the_nymphs_1896.jpg?w=500&#038;h=310" alt="" width="500" height="310" /><p class="wp-caption-text">John William Waterhouse: Hylas e le ninfe (1896)</p></div>
<p style="text-align:center;">16 luglio 2006</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;">Passò il sabato e la domenica e venne notte.</p>
<p style="text-align:center;">Una giovane donna dalla lattea carnagione dormiva, al suo amato raggomitolata.</p>
<p style="text-align:center;">Una tavola di pietra levigata dall’acqua della fonte, era il loro giaciglio.</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo usava guardare la sua amata mentre sognava.</p>
<p style="text-align:center;">La foresta proteggeva il suo sonno nella viva oscurità.</p>
<p style="text-align:center;">E venne il calore, e lei si espanse.</p>
<p style="text-align:center;">E vennero l’aria e la luce, e lei si distese.</p>
<p style="text-align:center;">E venne la rugiada, e lei si destò, assonnata.</p>
<p style="text-align:center;">Si alzò, i plumbei occhi come due fessure.</p>
<p style="text-align:center;">I lunghi capelli ricaddero, lisci, di pallido argento intessuti.</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-1837"></span>*</p>
<p style="text-align:center;">Si girò per guardare il suo amato ed egli le sorrise solare radioso.</p>
<p style="text-align:center;">Ogni mattino lei bagnava il corpo, l’amato andava per i campi.</p>
<p style="text-align:center;">I piedi sfiorarono leggeri l’umido tappeto di tenere foglie.</p>
<p style="text-align:center;">Dolcemente, molle le membra, s’avvicinò alla fonte.</p>
<p style="text-align:center;">Si chinò, raccolse acqua con le mani, la portò al viso.</p>
<p style="text-align:center;">Le calme acque si mossero un poco, giocando di anello in anello.</p>
<p style="text-align:center;">Quando del gioco ebbero a sufficienza, si ricomposero e fecero specchio.</p>
<p style="text-align:center;">La giovane donna vide l’altra che dentro l’acqua scrutava.</p>
<p style="text-align:center;">Gemelle, ma così come una brillava di tenue pallore, l’altra era opaca.</p>
<p style="text-align:center;">Si scrutarono a lungo poi entrambe si voltarono, l’una inorridita l’altra ebbra di rancore.</p>
<p style="text-align:center;">La giovane donna corse via, a cercare il suo amato per campi.</p>
<p style="text-align:center;">L’altra emerse dalle acque e sedette sulla tavola di pietra.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;">La giovane donna non trovava il suo amato, sembrava che il grano crescesse per celare.</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo già di ritorno alla fonte, recando un fascio di grano, dono alla sua amata.</p>
<p style="text-align:center;">Scrutò attraverso gli alti tronchi e vide quella che pareva la sua amata.</p>
<p style="text-align:center;">Ella era l’altra che lì aspettava, opaca.</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo vide com’ella era diversa, ma non la riconobbe poiché il di lui sorriso rischiarava opacità.</p>
<p style="text-align:center;">L’altra si avvicinò al giovane uomo e l’amò con tutto l’odio di cui era capace.</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo, spaventato, si rese conto dell’errore.</p>
<p style="text-align:center;">Vide il volto dell’altra da lasciva gelosia stravolto.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo corse via, a cercare la sua amata per i campi.</p>
<p style="text-align:center;">L’altra prese le spighe, s’immerse nelle acque e sedette sul fondo.</p>
<p style="text-align:center;">Il giovane uomo non trovava la sua amata, sembrava che il grano maturasse per confondere.</p>
<p style="text-align:center;">La giovane donna era già di ritorno alla fonte, recando ferite, segno del dolore.</p>
<p style="text-align:center;">Scrutò attraverso gli alti tronchi e non vide nessuno.</p>
<p style="text-align:center;">Ella, con orrore, vide le spighe galleggiare futili sulla superficie dello specchio.</p>
<p style="text-align:center;">La giovane donna vide l’altra che sul fondo giaceva, diversa, felice d’odio.</p>
<p style="text-align:center;">Così anch’ella odiò l’altra perché aveva inteso il di lei inganno.</p>
<p style="text-align:center;">Ed esplosa di rancore si gettò nella fonte, infrangendo lo specchio.</p>
<p style="text-align:center;">E le due divennero una.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;">Ognuna altra per l’altra, Luna e l’altra.</p>
<p style="text-align:center;">Luna raccolse le spighe del suo amato, le mise davanti a sé per farsi riconoscere.</p>
<p style="text-align:center;">Sedette sulla tavola di pietra aspettando.</p>
<p style="text-align:center;">L’altra attendeva nell’ombra alle sue spalle, aspettando che Luna mostrasse rancore.</p>
<p style="text-align:center;">Il suo amato, ormai solo e disperato, ritornò alla pietra.</p>
<p style="text-align:center;">Scrutò attraverso gli alti alberi e vide la sua amata l’ombra alle sue spalle.</p>
<p style="text-align:center;">Così egli in precedenza abbagliato dalla sua stessa luce, non osò, attese di vedere chi delle due fosse l’altra.</p>
<p style="text-align:center;">E attese e ancora attese, solo, gustando il sale della solitudine divenne Sole.</p>
<p style="text-align:center;">E Luna ancora attende tenendo spighe maturate di Sole riflesso.</p>
<p style="text-align:center;">E l’altra guarda dietro di sé e non vede che rancore.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:center;">Il giorno di Luna venne per primo, e infine dopo sette, il Sole.</p>
<p style="text-align:center;">Così lontani, così vicini, a ognuno il passare non ricorda che il morire.</p>
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