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L’arcangelo Michael sconfigge il Drago.

Il drago, che si frappone tra il paladino e la principessa, è l’ostacolo. Esso è la somma di tutte quelle forze del nostro mondo interiore che, a tutta prima non possono essere domate. Queste presiedono ai nostri istinti più distruttivi: invidia, inganno, crudeltà. Si oppongono alla congiunzione del nostro sentire e col nostro pensare.

La principessa è il puro sentire, essa rappresenta l’innocenza del cuore. Trae il suo essere dall’istinto di vita (libido), dalla realtà materiale indifferenziata. In lei sono contenute tutte le possibilità del reale ma, proprio per questo, da sola è incapace di dare inizio al processo di differenziazione e trasformazione.

Il paladino è invece il puro pensare, esso rappresenta la capacità razionale, il progetto, il dinamismo. È costituito da ideali, cioè idee pure, che abbisognano della materia prima, la vita, per poter realizzarsi. Anzi, private della vita, entrano in un processo autoreferenziale, innescando l’istinto di morte (destrudo) che, inevitabilmente, porta alla depressione e all’autodistruzione.

La spada, spesso dotata di poteri magici, ha un potere “fatale” ovvero di modificare le sorti, il destino: essa è la volontà, la lama che possiede la capacita di separare e unire vite, abbattere il drago e salvare la principessa.

Superato l’ostacolo-drago, l’unione della principessa-sentimento e del paladino-pensiero, attraverso la spada-volontà, porta alla congiunzione degli opposti (il mysterium coniunctionis di Jung), al pensare del cuore, la manifestazione delle idee nella realtà. Ma ciò è possibile se e solo se è presente l’ostacolo, che spinge il pensiero a unirsi al sentire, lo istiga a reagire all’oppressione del nemico. Gli eroi, per esistere, abbisognano di nemici, più i nemici sono negativi, più è grande ciò che può essere ottenuto dalla loro sconfitta.

Paladino, drago e principessa sono quindi parte di uno stesso processo di trasformazione. L’ostacolo è un premio che ancora non abbiamo ottenuto, ciò che, seguendo l’anelito verso l’infinito, possiamo rendere uno con la nostra individualità.

– Grazie a U. per aver ispirato questa riflessione. –

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