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Pyotr Petrovich Sokolov: Dedalo attacca le ali a Icaro (1777)

Così diviso tra cielo e terra, angelo bestia, l’uomo nasce duplice per sua natura. Il suo corpo, separato dalla vita, ellittica passante l’ombelico, legame alla vita della madre da cui egli proviene. Un essere doppio e insieme incompleto che possiede in sé le capacità per fare e disfare, amare e odiare, creare e distruggere.

Dalla vita in su l’uomo è l’essere razionale, tramite di idee immortali. Creatore di mondi di cui non è che genitore, li materializza ma non li possiede. Dalla vita in giù è l’essere istintivo, generatore di vita mortale. Genitore nella carne di figli di sangue, li partorisce nel mondo ma non li possiede. Ma mentre le idee aspirano all’immortalità attraverso la storia, la nuova vita cede continuamente il passo a nuova morte.

Si concepisce: un’idea così come una nuova vita.

Anche negli organi per cui è creatore, egli è diviso. La laringe, strumento di fonazione, veicola all’esterno le idee come prese dal cervello nel mondo esterno. Gli organi riproduttori, d’altra parte, raccolgono le cellule sessuali destinate alla fecondazione. Idee e nuova vita umana hanno come solo tramite gli esseri umani, ed entrambi apportano il nuovo nel mondo. All’inizio dell’antica Lemuria l’uomo era in grado, con l’aiuto degli angeli custodi, di creare involucri per i loro simili attraverso la parola. Tutte le parole erano dunque sacre poiché portatrici di vita nello spirito.

Gli Elohim diedero nome all’uomo che avevano creato, chiamandolo Adamo, “della Terra Rossa”. Egli era ancora androgino. Così come Elohim diede un nome all’uomo, Adamo diede un nome agli esseri viventi. A quell’epoca, l’uomo dava il nome alle cose ed esse prendevano vita entro di lui:

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

– Genesi 2: 20

Anche il suo corpo ha tensioni opposte, per cui tende a separarsi. La testa s’erge verso il cielo, le gambe tendono verso la terra. Immagini mitiche ricordano questo dissidio: il cielo paterno, Urano, la cui creatività si realizza nella differenziazione in qualità del primordiale indifferenziato. E invece la terra materna, Gea, la cui creatività si realizza nella moltiplicazione in quantità dell’uguale.

È nella seconda metà dell’epoca lemurica che i sessi si separarono, così che Adamo diede un nome ad Eva:

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

– Genesi 3: 20

Paradosso vivente, l’uomo è Icaro sospeso tra lo spiccare il volo verso altezze inarrivabili e l’esser vittima del Minotauro che nascosto attende nel labirinto. Angelo e bestia, spirito e materia, l’uomo non è che l’essere responsabile della separazione degli opposti, per carpirne l’identità, per poi ricongiungerli.

La corda è tesa sull’abisso tra angelo e bestia.

– Nietzsche

Poiché doppio: molti dall’uno e l’uno da molti.

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