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Giuseppe Arcimboldo: Terra (1566)

L’uomo, animale strano, s’erge sicuro sulla sua fragile superbia, armato di rugginosa ignoranza a rescindere i legami con il resto del regno dal quale egli stesso deriva e di cui è per questo parte: il Regno Animale. Ma connessioni nel corpo e nell’anima, volute o non, permangono tra questo regno e quello nel quale s’è recluso: il Regno Umano.

Ogni espressione dell’uomo può essere ricondotta a espressioni animali. Ogni suo modo speciale, trova prodromi nei modi degli animali. Fratelli dell’evoluzione nell’evoluzione, condividiamo il destino su questa Terra, d’essere moto nell’immobile, canto fra i rumori, vita nella morte.

S’aprano quindi i cancelli del Regno.

Il corpo brulicante corpi. I mammiferi palpitano caldi come cuore nel torace. Gli uccelli volano rapidi come pensieri nel cielo della memoria. I rettili sinuosi s’agitano come colonna vertebrale. Gli anfibi essudano umidi come all’interno le mucose. I pesci compatti come organi giustapposti entro le acque del celoma.

Per ogni animale, un particolare.

L’anima radiante animi. Il cane fedeltà. Il gatto astuzia. La volpe furbizia. Il leone regalità. La tigre forza. L’orso onore. L’elefante memoria. La mucca quiete. L’agnello innocenza. L’armadillo armatura. La colomba pace. L’aquila acume. Il serpente conoscenza. La formica operosità. La cicala spensieratezza.

Per ogni animale, una morale.

L’embrione trasformante forma. Le branchie in arco aortico. Le pinne in arti. La coda in coccige. Tutto ciò che nell’uomo è forma definita, passa prima per stadi ch’erano di forme precedenti a quella d’adesso. Di forma in forma diviene i suoi antenati animali.

Per ogni animale, un ancestrale.

Chi ancora si chiedesse: “Hanno gli animali un’anima?”, non v’è che risposta certa. Nel loro stesso nome, il presagio, significato nascosto a tutti poiché ovvio: gli animali sono anima.

E dell’uomo, anima animale.

– Grazie a M., A. ed E. per aver ispirato (indipendentemente) questa riflessione. –

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