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Ciclamino che buca l'asfalto.

Ciclamino che buca l’asfalto.

La natura prima è genitrice poi figlia, prima educa poi vuole apprendere dall’uomo i segreti di cui lei stessa è incosciente. Quei segreti le sono stati negati dopo che la caduta dell’essere umano nella materia gli ha negato il favore del mondo originario, precedente alla caduta stessa. Ma l’essere umano recuperando, con le sue facoltà in continua evoluzione, l’innocenza nell’osservare e testimoniare dei fenomeni della natura, può tornare a scorgere dei momenti rimasti intoccati da ogni caduta, privi di ombre, pieni di potenza, tale da poter illuminare la coscienza e ricordarle il tempo e il luogo da cui proviene.

Nella vita: il germoglio che buca l’asfalto, divenendo pianta nonostante il peso del nero bitume. La radice che smuove il lastricato, rompendo la roccia tagliata con la squadra. L’abbandono di un animale ferito alle cure dell’essere umano. Il predatore che allatta la preda neonata. Il sorriso di chi si diverte giocando. La modestia con cui le persone mangiano da sole per strada. Lo sguardo di uno straniero in terra incognita.

“Istanti originari”, che si mostrano allo sguardo di chi è pronto a coglierli. Finestre sul mondo che abbiamo dimenticato ma che nondimeno permane sotto spoglie materiali. La natura, che nella caduta né è stata coinvolta suo malgrado, mantiene questa capacità di produrre immagini istantanee che sono proprie delle nostre origini. Lo stesso, per riflesso, accade dentro l’essere umano, la cui coscienza può sperimentare l’osservazione del fenomeno, sia come oggetto che come soggetto, e infine come divenire dell’uno nell’altro.

Nella morte: la farfalla che muore nello stesso modo in cui sta immobile in vita. L’involucro della libellula che muore ninfa e rinasce libellula. Il fiore appassito che rimane insieme impassibile. L’ondeggiare della piuma prima di toccare terra. La foglia che rimane attaccata al ramo secco. La pozzanghera disseccata dalla calura. La materia che già decomposta non si vede, è già trasformata nel suo istante originario.

La ricerca degli istanti originari non è solo materia di percezione, quanto più spirito di comunione tra ciò che alberga dentro l’essere umano e ciò che trova manifestazione nel mondo della natura. Tutto ciò che è esistito, esiste oggi posto come base per ciò che prende esistenza da adesso in poi: il mondo si stratifica dal passato al futuro. Per ogni uguale vi è il suo diverso, per ogni alto il suo basso, così come per ogni opposto il suo pari: ma è prerogativa dei soli esseri umani rendersi compartecipi del mondo, fino a penetrarne le più remote origini.

È solo nell’essere umano fare da ponte tra la natura e lo spirito, riparare alla sua stessa caduta, riportare in braccio la natura al mondo a cui appartiene, camminando ritto sulle sue gambe. Il figlio diviene genitore del genitore che nel frattempo è divenuto anziano. Portare il corpo della natura in grembo verso le altezze, da dove il grembo della natura stessa ci aveva accolto nella discesa. Fare del cavo grembo un pieno mondo, del cerchio un punto e del punto un mondo.

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