Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lawrence Alma-Tadema: In onore di Bacco (1889)

Lawrence Alma-Tadema: In onore di Bacco (1889)

Quello che lo stato di coscienza dell’essere umano permette oggi, non è mai stato permesso nella storia dell’umanità prima. Il livello di coscienza del mondo circostante che possiamo sviluppare a partire dalla semplice osservazione spregiudicata dei fenomeni non era concesso all’essere umano delle epoche precedenti, il cui pensiero era, man mano che si procede a ritroso nel tempo, via via più legato a una visione simbolica e comunitaria del mondo che a quella sensoria e individuale.

Tuttavia, seppure questa potente connessione simbolica delle cose sia andata affievolendosi e infine perdendosi, non ne è affatto scomparso il desiderio, che anzi si è fatto sempre più ardente, come richiesta dell’interiorità dell’uomo affinché sia ricondotta, attraverso il significato, al mondo esterno ormai troppo lontano. Con l’evoluzione dell’individualità dell’essere umano nasce così la solitudine dello stesso. Più l’individualità è matura, più essa si sente tagliata fuori dal mondo esterno.

Dunque come rispondere a questa brama di connessione tra mondo interno e mondo esterno?

La storia dell’umanità ha visto comparire due alternative, la religione e la scienza, nate da una comune origine di conoscenza totale dell’essere umano e del cosmo. La religione ha così velato il mistero originario attraverso il dogma rifuggendo la comprensione in favore del sentimentalismo, la scienza l’ha invece analizzato oltremodo fino a distruggerne la struttura e il significato. I due estremi hanno perciò contribuito, infine, ad alienare ancora di più l’essere umano da sé stesso e dal cosmo.

Ma oltre a queste vie ne sono state percorse altre: quella dell’assunzione di sostanze che alterino la percezione e la comprensione del mondo al fine di ristabilire quella connessione tra parti di un originario tutto. Sono l’alcol e le droghe, in tutte le loro varie declinazioni, alcune note fin dall’antichità. Sono sostanze che, raggruppate in almeno due gruppi, ripercorrono la scissione di religione e scienza.

Così, l’alcol è la sostanza aggregante per eccellenza. “Chi non beve in compagnia o è un ladro o una spia.” L’uso abituale dell’alcol permette di collegarsi ad una collettività in cui l’individualità è progressivamente attenuata man mano che il “tasso alcolico” della serata aumenta, fino all’oblio e alla fusione panica di uno nell’altro. Noto è infatti l’uso storico nel contesto di festività quali i baccanali romani, in onore del dio Bacco, oppure i rituali dionisiaci, in onore di Dioniso.

La fusione in questi contesti era talmente elevata da culminare in orge rituali e sacrifici animali. La connessione al mondo animale diviene chiara nel momento in cui si visualizza l’analogia tra spargimento di sangue e colore del vino rosso, nonché nella cosiddetta “liberazione” che l’alcol provoca, facendo emergere gli istinti animaleschi repressi. L’alcol svolge un importante ruolo nel rituale della messa, in quanto legato alla trasformazione dell’acqua in vino, e del vino in sangue in virtù del potere trasformativo del Sole-Cristo.

Come si vede, anche se in così poco, l’alcol è dunque una forma legata, e forse addirittura creata, in seno alla religione. L’alcol serve infatti lo scopo di allontanare l’individualità, in favore di una massificazione priva di un principio creativo individuale, ma solo comunitario e spesso a fini ludici o riproduttivi. L’alcol crea il gregge o il branco, a seconda se il clima umano sia dominato o dominante.

Le droghe, specialmente quelle derivate da processi di sintesi chimica, provocano invece un effetto del tutto differente. Il loro uso massiccio è più recente, e anche le loro forme più potenti sono legate allo sviluppo della scienza chimica e farmacologica che ne hanno raffinato oltremodo i processi di produzione e amplificato enormemente gli effetti. In minor misura erano presenti anche nel panorama religioso, spesso connessi a culti misterici dell’estremo occidente (in Messico col peyote, e Sud America con l’ayahuasca spesso per altro legati a culti di morte), ma il loro significato risiedeva nel recuperare l’antica visione del mondo che andava svanendo, attraverso “viaggi fuori dal corpo” che avevano anche proprietà terapeutiche. Più recentemente, negli anni ’70, le esperienze allucinatorie dello psiconauta John C. Lilly nella camera di isolamento sensoriale in combinazione con LSD (da cui il film “Stati di allucinazione”), hanno portato a una nuova concezione “stupefacente” dello spirituale, analogia di cui la scienza si è appropriata nel suo deridere e insieme scimmiottare la religione.

Molto meno apertamente tollerate dalla società, si fanno invece strada in ambienti dove ricchezza sociale e sofisticazione formale sono portate a un buon livello. La droga attrae il borghese ormai assuefatto dalla bontà del suo stesso ristretto mondo. Nell’Europa ottocentesca, sono passate dall’uso moderato come medicinali, all’uso smodato come aiuto per sopportare il peso del lavoro o del “male di vivere”.

Ciò che accomuna le droghe è l’alterazione della percezione: la realtà può così comparire più lenta poiché i processi mentali sono più veloci (cocaina, la droga degli stacanovisti), oppure più veloce poiché i processi mentali sono più lenti (marijuana, per “rilassarsi”). In questo modo il mondo oggettivo, esistente indipendentemente all’esterno del soggetto viene forzatamente reso soggettivo. “Che cos’hai provato tu?” è la frase tipica di chi ha fatto “un viaggio” (specie acidi e LSD, che inducono allucinazioni), che ha caratteristiche individuali. In questo modo ognuno sprofonda in una sua narcisistica idea del mondo, che può essere esaltante o terrifica a seconda del vissuto. Alla fine di questo processo la persona sarà totalmente alienata dal mondo poiché lo percepirà in un modo totalmente soggettivo, come un sistema autoreferenziale.

Possiamo dunque dire che, l’alcol altera l’anima (= il sentire) dell’essere umano, tramutando in oggettivo (= il mondo) il soggettivo (= l’individuo), mentre le droghe alterano lo spirito (= il pensare) dell’essere umano, tramutando in soggettivo (= l’individuo) l’oggettivo (= il mondo). L’alcol sversa così l’anima nel mondo provocandone il dissolvimento, le droghe catturano il mondo dentro l’anima rendendolo schiavo. Per il principio di compensazione in atto nel l’essere umano, una persona più sentimentale (= eccesso del sentire) preferirà l’uso di droghe per essere invasa di processi di pensiero, una persona più mentale (= eccesso del pensare) preferirà l’alcol per pensare di meno.

L’uso abituale di alcol e droghe consuma progressivamente il corpo fisico (= distruzione del voler agire nel mondo), e la loro combinazione raggiunge ancora più velocemente questo fine autodistruttivo. Una società più vicina alla scienza è dunque una società destinata a un uso maggiore delle droghe, mentre una società più vicina alla religione (specialmente se usa alcol nei suoi rituali) è destinata a un maggior uso dell’alcol. Ma ovviamente, essendo scienza e religione raramente separate nella società, vi sarà un sovrapporsi e mischiarsi di tendenze.

Annunci