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M.C. Escher: Mani che disegnano (1948)

Sai che il diamante è carbonio, puro carbonio. Ma al contempo può essere anche il suo contrario, nera grafite. La grafite è il passato preistorico, il diamante è il radioso futuro.
Ma nel tempo che il carbonio trascorre tra questi due stadi del suo essere, quando non è né grafite né diamante, rimane in uno stato semi liquido, unito ad altri elementi. Ed è solo in questo stato solo che il carbonio può offrirsi in sacrificio come corpo essere vegetale, animale o umano.

Fare il diamante è il fine del futuro, è ciò che ci siamo proposti quando siamo comparsi sulla Terra: trasformare la nera sostanza del carbonio, la materia prima, in diamante. Ma possiamo fare ciò solo se ci sporchiamo le mani con la grafite, col suo oleoso nero pece.
Allo stato preistorico, il carbonio è un serpente che si nasconde nelle crepe che si dimenticano nel profondo. Finché non è visibile scorre, quando si rende visibile morde la sua stessa coda divenendo volatile, così che quando si smuove il peso sopra di esso, ciò che lo opprime, risale.

Ecco volare in alto quel serpente: esso si può incantare, si può usare per fare matite e disegnare. Il disegno è forma, una forma più vicino al diamante che alla grafite. È il tuo potere creativo che lo eleva. La forma che vedi nel disegno, nel dipinto, eleva quell’elemento minerale morto nel passato a un elemento vitale artistico vivo nel presente: così se disegniamo un fiore, la grafite emanerà un profumo già di fiore, se invece ne facciamo un cane, la grafite assumerà la fedeltà del cane; se disegniamo un essere umano, essa tenderà allora all’essere umano. L’arte è evoluzione del mondo minerale attraverso il plasmare le materie prime. Disegnare, fare arte, è un servizio che l’uomo fa verso il regno minerale così che nel futuro possa divenire vegetale, animale e perfino umano.

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