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Rosa+CroceImmaginiamo una croce scolpita col dolore dalla nera e gelida roccia: cubo dopo cubo cristallizza affannosa, sorgendo dal basso e arrancando verso i cieli, arrestandosi infine nell’impotenza presa per la fine di tutto.

Ma i cristalli del minerale catalizzano la luce, in sette centri: lo scintillio aumenta e schiude ed irradia secondo cinque triangoli intrecciati. Rossi di calore. Dapprima pentagonali, man mano si dischiudono intrecciandosi: ecco che dal pentagono inverso nasce il pentalfa eretto della quintessenza.

Sono rose rosse sulla croce nera, che quando arrivano a traboccare della loro stessa accalorata luce trasudano una lacrima di rugiada rossa: questa è sangue che stilla, è una lacrima di dolore per il mondo.

Ma quando queste sette gocce raggiungono la terra, lo stesso minerale dalla quale la croce si è cristallizzata in tutto principio, un grido di gioia riempie la materia, e l’eco passa da roccia a roccia e l’attraversa, la rende sempre più fine. La roccia diviene luce intessuta di coscienza. Il grido è la gioia degli spiriti elementali che riconoscono il volto del Risorto.

È il Verbo fatto carne che trasmuta gli atomi della terra in forze eteriche. Sofia-Maria coi piedi sulla mezzaluna, schiaccia il capo del Serpente, il suo sangue è luce fisica che si libra nel mondo plasmante dell’eterico.

Quando la materia si dirada, vediamo attraverso un nuovo chiarore: è l’intelligenza di Michele la cui luce rischiara tutto ciò che prima era luce condensata nel serpente, oscurità. Poi finalmente là, dove la materia ha lasciato spazio allo spirito, scorgiamo l’amorevole sguardo del Figlio dell’Uomo e noi stessi nei suoi occhi.

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