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Il trigramma IHS (sulla colonna di sinistra)

Il trigramma IHS (sulla colonna di sinistra)

Il trigramma di Cristo IHS e le due rose: la prima rosa ha 5 petali che si dipartono da un cerchio centrale, e 8 petali che formano la corolla più esterna. Segue il trigramma di Cristo IHS (tradotto anche come Iesus Hominum Salvator). La seconda rosa ha un solo giro di 5 petali. Infine, anche il capitello stesso differisce fagli altri presenti in quanto ha base ottagonale invece che circolare.

l’8 rappresenta il passaggio dalla creazione all’increato, ovvero dalla finitezza dello spazio-tempo all’infinito. Lo spazio tempo è rappresentato dalle sette sfere planetarie che l’ultimo pianeta sacro, Saturno, delimita il loro dominio. I cieli fungono da palcoscenico del mondo fisico, animico e spirituale, costituendo una scala (la Scala di Giacobbe), dove le anime salgono e discendono nel periodo tra due diverse incarnazioni terrestri. L’8 deve dunque essere letto come superamento del sette (8 = 7 + 1), simbolo dello sconfinato ovvero la lemniscata dell’infinito. Dove terminano i sette cieli, comincia l’ottavo cielo, lo Stellato, dove trovavano espressione i dodici segni zodiacali: ed è proprio dallo zodiaco, durante la prima delle sette metamorfosi planetarie che viene creato il corpo fisico dell’uomo, allora ancora dipendente dalle gerarchie spirituali, l’Adam Kadmon. La lemniscata, simbolo dell’infinito è infatti anche l’analemma, ovvero la posizione del Sole esteriore rispetto alla Terra nel corso dell’anno ed è ancora il Sole spirituale il centro dell’eclittica dello zodiaco (ovvero il Sole interiore, il futuro Sole contenuto entro le viscere della Terra).

Questa creazione dell’archetipo umano a partire dalle forze dello zodiaco, è la melotesia, ovvero la corrispondenza tra corpo umano e zodiaco: ecco dunque l’origine della corolla a cinque punte. Il 5 è infatti il numero dell’uomo che, con le sue quattro membra più la testa, può esse inscritto in un pentagramma. Se il pentagramma è rivolto con una punta verso il basso, come nel caso della rosa di sinistra, significa che l’essere umano è in caduta verso la materia. Mentre se il pentagramma è rivolto verso l’alto, l’essere umano è in ascesa spirituale, come nel caso della rosa di destra. Questo è dovuto al fatto che la quinta punta della stella è la quintessenza ricercata dagli alchimisti ovvero il Sè Spirituale: quando l’Io, compenetrato dal Cristo, penetra e trasforma il corpo astrale, estrae da questo primo principio spirituale, chiamato anche manas. In sintesi la rosa di destra simboleggia l’essere umano che risorge attraverso le interiori forze divine del Cristo, dell’io inferiore che si fa da parte in favore dell’Io superiore.

Al centro è posto il trigramma di Cristo, in cui le tre lettere IHS sono scritte in modo che la croce sia il perno portante di tutta la figura. La croce sta a significare il Mistero del Golgotha, ovvero il sacrificio compiuto da Gesù Cristo alla metà della quarta epoca di cultura, la greco-romana. La parte superiore della “I” possiede un ricciolo che, come suggerisce Elena Bono, indica la mano di luce egizia, essendo la croce una trasformazione dell’ankh.  Inoltre la parte inferiore della “I” possiede un ricciolo terminante in due foglie, mentre la “H” termina in due foglie e un bocciolo centrale. La duplicità della prima foglia sulla “I” indica il principio del bene e del male (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male), ovvero la sfera della moralità che pertiene all’Io, l’essere umano individualizzato sulla Terra, la cui vocale è appunto la I. Mentre le due foglie e il bocciolo sulla H, che è anche la croce, rappresenta la vita della Trinità (L’Albero della Vita). Le foglie, in generale, rimandano al Regno Vegetale ovvero al Mondo Eterico, il mondo della vita in cui avviene la manifestazione del Cristo dopo la Resurrezione, nella sua seconda venuta. Il bocciolo indica il quinto costituente dell’essere umano che ancora deve essere sviluppato e sul quale il lavoro spirituale dei Rosa+Croce andava ad agire: la formazione del Sé Spirituale a partire dalla compenetrazione del corpo astrale da parte dell’Io.

Da notare che in Piazza Mazzini, sempre a Chiavari, all’incrocio con via San Giovanni e via Martiri della Liberazione è presente un altro capitello con un doppio trigramma IHS: il lato esposto alla piazza presenta un trigramma con la “H” trasformata in croce sulla quale è coronata; mentre il lato sotto i portici presenta un trigramma con motivi vegetali simili a quella della Loggia dei Rosa+Croce. Questa è un’importante allusione alla duplice natura di salvatore di Gesù: regale (la corona, che deriva dal Vangelo di Matteo, discendente da Salomone e con l’adorazione dei Magi) e sacerdotale (il motivo vegetale, che deriva dal Vangelo di Luca, discendente da Nathan e con l’adorazione dei pastori). La colonna non solo richiama la Loggia, poco distante, secondo la mia indagine doveva essere una delle colonne della loggia stessa quando era ancora integra.

Fronte della colonna di Piazza Mazzini (Chiavari)

Fronte della colonna di Piazza Mazzini (Chiavari)

Retro della colonna di Piazza Mazzini (Chiavari)

Retro della colonna di Piazza Mazzini (Chiavari)

Se rileggiamo dunque il rilievo nel suo insieme, avremo la creazione e successiva caduta dell’uomo nella materia (ovvero l’epoca polare, iperborea, lemurica e atlantica) a quella del sacrificio del Cristo (quinta epoca post-atlantica) e la successiva risalita dell’essere umano verso il mondo spirituale originario con le sue sole forze (sesta e settima epoca post-atlantica e dunque la quinta metamorfosi della Terra, il Futuro Giove). Così, le due rose sono come Alfa e Omega dell’evoluzione, in cui la prima metà del rilievo è la metà discendente della parabola della creazione, mentre successivamente alla croce è la metà ascendente.

Il busto del filosofo (sulla colonna centrale)

Il busto del filosofo “il Padre o maestro” (sulla colonna centrale)

Il busto del filosofo (sulla colonna di sinistra)

Il busto del filosofo “la Madre o discepolo” (sulla colonna di sinistra)

Veniamo ora alla posizione reciproca delle figure nelle colonne: la colonna centrale presenta una figura, la cui forma del volto può essere ricondotta a un uomo, mentre quella di sinistra a una donna. La colonna di sinistra presenta invece il trigramma di Cristo. Ecco dunque una Trinità gnostica: abbiamo infatti il Padre al centro, la Madre a sinistra e il Figlio a destra dell’osservatore (secondo Elena Bono la figura centrale potrebbe essere invece il Maestro Rosacroce mentre quella di sinistra, il discepolo o famulo). Le tre colonne sono dunque le tre colonne dell’Albero della Vita della Cabala: la colonna centrale del Padre è il Pilastro della Mitezza, diparte dalla sephirah Kether (Corona) ed è associato all’elemento Aria; la colonna di sinistra della Madre è il Pilastro della Severità, diparte dalla sephirah Binah (Conoscenza) ed è associato all’elemento Acqua; la colonna di destra del Figlio è il Pilastro della Misericordia, si diparte da Chockmah (Saggezza) ed è associato all’elemento Fuoco. Il pilastro di destra, del Figlio, è ottagonale esso stesso in quanto rappresenta il mediatore tra mondo increato e mondo creato. Da notare che la metà destra del corpo corpo e del volto della Madre è coperto dalla colonna (nera) dell’edificio adiacente, questa incompiutezza starebbe a significare che la Madre, in quanto mater-materia, è la porta attraverso la quale il mondo spirituale entra nel mondo materiale, dall’immanifesto al manifesto.

Le tre colonne sono anche una ripetizione a un livello superiore dei tre chakra raffigurati sui due busti dei filosofi: la corona fiammeggiante è Kether; la rosa al centro del terzo occhio è Binah; la tunica ad arco è Chokmah. La finestra bifora, anch’essa separata da una colonna, posta sopra le tre colonne del porticato rappresenta la scissione dal binario al ternario nel Mysterium Magnum dell’alchimia: la scissione binaria tra principio maschile e femminile, seguita dalla scissione ternaria di Sulphur associato allo Spirito del Padre, Mercur associato all’Anima della Madre e infine Sal associato al corpo del Figlio. Osservando il retro della facciata della Loggia è visibile infine un balconcino che permetteva ai frequentatori della Loggia di sedersi e osservare dall’alto la scena sottostante: questo riconduce all’unità la scissione binaria indicata dalla finestra bifora, il Deus absconditus, unico e non ancora manifestatosi nel giorno cosmico (manvatara), prima della creazione nella sua inattività della notte cosmica (pralaya), detto anche Chaos. Leggendo la facciata verticalmente abbiamo quindi il motto alchemico: ordo ab chao, l’ordine della creazione che procede dal caos non manifesto.

Nella prossimo articolo racconterò qualche retroscena della storia occulta della Loggia dei Rosacroce e di Chiavari.

Ecco l’elenco degli articoli pubblicati finora riguardanti la Loggia Rosa+Croce di Chiavari:

  1. Parte 1: il messaggio di Elena Bono
  2. Parte 2: i filosofi sconosciuti
  3. Parte 3: Cristo, alfa e omega dell’evoluzione
  4. Parte 4: la battaglia dei Rosacroce contro i Gesuiti
  5. Parte 5: dalla centauromachia alla Madonna col Bambino
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