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T. Schweighart: Speculum sophicum Rhodostauroticum (1604)

T. Schweighart: Speculum sophicum Rhodostauroticum (1604)

La Loggia dei Rosa+Croce, risalente alla prima metà del XV secolo, è dunque coeva alla peste che colpì chiavari nel 1449, come riportato da Alfonso Casini, autore di una storia della città. I Rosa+Croce erano dediti, come missione spirituale, alla guarigione attraverso l’alchimia: i rosacroce presenti nella Loggia si prodigarono nel profondere cure, rimedi e terapie agli appestati.

Esistono poi dei collegamenti esterni al simbolismo stesso della Loggia dei Rosacroce. Infatti il nome stesso di “via Rivarola” è legato a una confraternita cristiana e segreta, i “Crocetarii”, fondata dall’arcivescovo del tempo, Matteo Rivarola. I crocetarii erano composti da membri selezionati delle famiglie più colte e influenti del borgo chiavarese: il loro compito spirituale consisteva nell’assistere i condannati a morte nell’ultima parte della loro vita, così da insegnare loro la via del Cristo. Il loro nome rievoca quello dei Crociati (i Cavalieri Templari) e insieme quello dei Rosa+Croce, i loro eredi spirituali.

I crocetarii compivano dunque un servizio karmico verso i condannati a morte, infondendo nelle loro anime delle conoscenze dirette del mondo spirituale. Alcune tra le anime più avanzate dell’epoca si mettevano a disposizione di quelle rimaste indietro in modo da bilanciare i debiti karmici e avanzare tutti insieme, come società umana, nell’evoluzione spirituale. I membri della confraternita del Rivarola acquisivano queste conoscenze spirituali attraverso un rituale iniziatico fondato sulla via alchemica dei Rosa+Croce.

Dunque i crocetarii facevano parte di quella parte di cristiani in seno alla chiesa cattolica che, pochi secoli prima dell’Illuminismo e della sua deriva nella rivoluzione francese, aspiravano a una riforma spirituale della Chiesa di Pietro, in modo che essa potesse porsi sotto la guida della Chiesa di Giovanni. Lo stesso progetto portato avanti da Alessandro Conte di Cagliostro (1743-1795), per conto del Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, Manuel Pinto de Fonseca (1681-1773), nonché il suo successore, Raimondo di Sangro (1710-1771).

L’auspicata unione delle due chiese divenne infine impossibile, e si arrivò così alla degenerazione spirituale del cattolicesimo che sfociò da un lato nell’abominio della vendita delle indulgenze e nella protesta di Martin Lutero (1483-1546), e dall’altro nei crimini della Santa Inquisizione, che proprio in quegli anni raggiunse il suo massimo potere. Cagliostro fu l’ultima vittima dello sciagurato tribunale (trasformato oggi nella “congregazione per la dottrina della fede“).

Per quanto riguarda la fine della Loggia, ovvero la distruzione dell’edificio, e la paradossale sopravvivenza della facciata, si può affermare che la segretezza della confraternita, imponeva anche la cancellazione delle tracce al compimento della loro missione in quel dato luogo. Ogni missione rosacroce doveva avvenire entro un tempo e un luogo ben determinati, dopodiché gli iniziati si disperdevano per compiere ognuno nuove azioni in grado di alleviare e compensare il karma di un popolo, di un evento o di un luogo. Così come nella tradizione massonica, lasciavano dietro soltanto i simboli di tale azione, così che altri iniziati potessero successivamente riconoscere la passata presenza rosacroce. E così l’edificio venne fu abbandonato dopo che i rosacroce che l’abitavano se ne andarono. Si conservò solo la facciata come ricordo dell’azione dei rosacroce nella cittadella di Chiavari.

Ecco l’elenco degli articoli pubblicati finora riguardanti la Loggia Rosa+Croce di Chiavari:

  1. Parte 1: il messaggio di Elena Bono
  2. Parte 2: i filosofi sconosciuti
  3. Parte 3: Cristo, alfa e omega dell’evoluzione
  4. Parte 4: la battaglia dei Rosacroce contro i Gesuiti
  5. Parte 5: dalla centauromachia alla Madonna col Bambino
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