D’Io

Monogramma GTSIo abito quel corpo che chiamano Giorgio Tarditi Spagnoli.

La mia è una lunga storia che comincia con una storia ancora più lunga, la storia dell’evoluzione. Da bambino, infatti, non riuscivo ad addormentarmi se non ascoltando le gesta degli esseri che ci hanno preceduti su questa Terra ci hanno preceduto, figure che sentivo più vicine perfino dei miei nonni.

Primo settennio: corpo fisico – Luna

Così, mia madre, sperando bastassero soli cinque minuti, si affannava a raccontare dei 500 milioni di anni di evoluzione che precedevano il mio addormentarsi: la “conquista delle terre emerse” o di come i pesci polmonati, di pinna in pinna puntellando, misero zampa sulla terraferma. Niente rospi che diventavano principi per me, bensì pesci che diventavano, per così dire, rospi.

Così passavano le ore, forse mia madre s’addormentava prima di me, non ricordo. Ricordo però che sviluppai un senso per la storia delle cose: “Da dove viene? Dove va?” erano la mie domande, tutto ciò che esisteva nell’oggi di allora doveva aver avuto un’esistenza passata, qualcuno lo aveva chiamato per nome.

Sempre un po’ in disparte, mi piaceva pensare. Mi fingevo animale per gioco, costruivo i miei mondi di idee a partire dalla natura. Ad ogni cosa un nome, ad ogni nome un passato. Scoprii poi che quello che pensavo poteva essere messo su un foglio. Un disegno di ciò che non c’è, un’idea che diviene segno. E cominciai a disegnare, tutti i giorni, tutto il giorno. Parlavo con il foglio e facevo il verso ai miei disegni, mi fingevo idea per davvero.

Secondo settennio: corpo eterico – Mercurio

Venne poi il momento della scuola elementare, momento in cui dissi a mia madre “Non ho tempo per la scuola devo fare tante cose”. Ovviamente dovetti desistere. D’altronde non molto tempo prima avevo chiesto espressamente che mai si dovesse fare da grandi per studiare la natura, e quando mia madre disse “scienze naturali” io decisi che era ciò che avrei fatto. Così, per passare il tempo, continuai a disegnare finché non arrivò la fine delle elementari. Passarono le recite stentate, passarono le feste della mamma e ancor di più quelle del papà. Passò l’esame di quinta elementare e vennero le medie.

Le tanto odiate medie, dell’età di mezzo, piena di se e di ma almeno tanto quanto le fosse. Non che fossi un ribelle, anzi, troppo timido per sapere che dire, troppo interessato ad un mondo altro; rischiai d’essere bocciato. La professoressa di musica aveva perfino chiesto, non senza un po’ di malizia, se fossi poi “normale”. Così, la paura di rimanere ancora più a lungo in quelle “medie” mi fece riprendere, diventai “normale” e iniziai la mia personale evoluzione. Già dalle medie amavo discorrere di teologia con la mia insegnante di ripetizioni di latino, Roberta, che era anche teologa. Ed è lei che con ariosa apertura mentale, ma non senza qualche avvertimento, mi consigliò le prime letture esoteriche. Cominciai dall’alchimia.

Terzo settennio: corpo astrale – Venere

Il liceo divenne una terra di scoperte, una gara in cui da superare c’ero solo io stesso. Mi piacevano le cose belle e la vista del bello mi ispirava ancora di più a pensare il bello: ricercavo nell’estetica della natura quell’ideale romantico del raggiungimento dell’infinito attraverso la conoscenza. Proseguì nella conoscenza dell’esoterismo, a cui aggiunsi l’angelologia e la demonologia, con alcune spruzzate di teosofia. Poi, il momento della scelta: alla fine del liceo la professoressa di biologia, Fausta, mi disse “Segui la tua strada, fa biologia” e quella di italiano, Natalina, seguì “Fa lettere, coltiva la scrittura”. Mantenni la promessa che m’ero fatto da bambino: Scienze naturali, a Genova.

Quarto settennio: anima senziente – Sole I

Sentivo già mancare qualcosa. All’epoca ciò che conoscevo della scienza naturale lottava con ciò che sentivo come necessità spirituale. Facevano a pugni mentre io volevo facessero pace. E così, perso in quelle alte sfere di pensiero, il mio mondo diventò sempre più fatto di idee e sempre meno di realtà, sempre più pensare e non fare, tanto che non riuscii più a disegnare. Non riuscivo più a passare dalla mente al foglio, come nulla fosse. L’adolescente mite che ero appena stato, mi aveva lasciato interrotto. Non sapevo come fare, non sapevo come dire. Come il bruco che diviene immobile crisalide.

Ma ciò che viene a mancare torna in una nuova forma se sappiamo riconoscerlo. Incontrai così un anziano professore, il suo nome è Michele Sarà. Studiava le spugne, quei primitivi animali marini in grado di filtrare l’acqua per ricavarne impercettibile nutrimento, ma non s’esauriva in ciò. Studiava da una vita filosofia e religioni, ed era pieno di un’immensa spiritualità. L’anziano professore mi volle conoscere meglio e mi invitò a discorrere, ogni sette giorni, della natura interiore ed esteriore, dell’uomo. Le settimane passarono e mi feci semplice per mettermi in discussione, divenni spugna per lui. Rimasi tre anni tra i flutti delle sue idee, a metabolizzare quel nutrimento.

Fu l’individualità che viveva in Michele a introdurmi alla scienza dello spirito, compensando così la mia conoscenza naturale con quella spirituale. Michele mi presentò Rudolf Steiner. Ed egli arrivò nella mia vita come una rivoluzione: ora vedevo la scienza naturale seppellire l’ascia di guerra e porgere una mano alla scienza dello spirito, che dal canto suo aveva smesso di svolazzare per i cieli e si era posata con i piedi a Terra! Mi laureai e lui se ne andò dal piano fisico, le ceneri sparse nel mare. Come un brodo primordiale di parole, le idee che provenivano dalla natura e dallo spirito, si aggregarono e concatenarono, divennero versi, poesia. Alle cascate di poesie seguirono le storie brevi ed esperimenti di scrittura: trasformare parole a caso in storia, trasformare i sogni in storia.

Quarto settennio: anima razionale – Sole II

Mi trasferii a Milano e lì decisi di provare un nuovo genere di scrittura: mi gettai nella comunicazione della scienza, con dei saggi brevi e nello scrivere un romanzo. Lo completai appena prima di partire per continuare la “carriera” a Londra. All’apice del mio sogno, m’accorsi d’essermi trasformato: la metamorfosi era completa. La mia vecchia infanzia era morta, tra le sue spoglie, un nuovo bambino era nato, più grande conscio dell’arte e della natura, e il cui sogno è scrivere. Sia essa poesia, romanzo o la scienza naturale coniugata alla scienza dello spirito. In questo spirito, la nostra Arte e la Natura celebrarono le Nozze Chimiche.

Per questo “E l’Arte e la Natura”, e da qualche parte si deve pur cominciare…

2 risposte a “D’Io”

  1. mistral ha detto:

    Buongiorno, vivi sicuramente in una “casa” a
    te consona e ospitale.
    Mi sono fermata per un attimo sulla soglia,
    ma tornerò per entrare.
    Ciao Giorgio
    Mistral

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